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Antonio Ricci, 20 anni di Striscia e una confessione: "GABIBBO TI ODIO"

Compie vent'anni. In onda sono andate già più di 4 mila puntate, ma gli italiani non sono ancora stanchi di guardarla. Striscia la notizia è nata il 7 novembre 1988. Allora il grido di battaglia dell'autore Antonio Ricci fu "tenteremo l'impossibile: battere la comicità di Bruno Vespa!". Striscia ha influenzato la cronaca, il costume e il linguaggio: espressioni come "velinismo" e "taroccato" sono entrate nei vocabolari proprio grazie alla trasmissione di Canale 5. Che festeggia il compleanno con 100 tapiri d'oro rielaborati da dieci dei più prestigiosi designer internazionali: Pierluigi Cerri, Italo Rota, Aldo Cibic, Michele De Lucchi, Piero Lissoni, Alessandro Mendini, Mario Piazza, Denis Santachiara, James Jarvis, Ian Stevenson. I tapiri saranno il pezzo forte della mostra Venti di Striscia, curata da Margherita Palli, alla Triennale di Milano, dall'11 al 25 novembre. Tra i pezzi forti in esposizione anche il tapiro di sale protagonista del caso Wanna Marchi, tra le più celebri inchieste della trasmissione, e un'installazione pop di 4 mila piccoli schermi, ciascuno dei quali trasmetterà il momento clou di una diversa puntata. Per la mostra Venti di Striscia la Electa pubblica l'omonimo libro, che dalla A alla Z ripercorre, attraverso immagini, segni, simboli e rivelazioni vent'anni di scoop irriverenti e satira senza scrupoli. 
(E.P.)


di Giancarlo Dotto
foto di Massimo Sestini

Non facciamo troppe maialate". Quello di Antonio Ricci in cabina di regia più che un ordine è un cameratesco invito alla moderazione, quando la malandrina botta di vento sta per sollevare le gonnelle di Melissa e Thais sulla scrivania dove Greggio e Iacchetti strabuzzano da copione, stile allupati della porta accanto. Si divertono ancora, davanti e dietro le quinte, quelli della banda Ricci. Un boato accoglie Romano Prodi in versione Mickey Rourke che fa lo scivoloso con Angela Merkel, nella parodia di Nove settimane e mezzo. Dopo 20 anni di Striscia, circa 200 querele, non si sa quanti tapiri, botte e gabibbi, il teppista di Albenga ha l'aria satolla di un sultano che vigila ormai sulla sua Gotham City da distanze siderali. Caso unico nella storia della tv pluralista, che da quattro lustri stravince il prime time su medie del 30 per cento. Quasi sempre. L'anno nero di Striscia, dicono gli storiografi, è il 2000, i pacchi di Paolo Bonolis.
"Ma quale anno nero! Fu l'anno di grazia. Sperimentai ai limiti del suicidio, stressando una formula che andava rivista. A farmi male, più che i pacchi di Bonolis, fu il Karaoke di Fiorello. Andava a toccare il mio pubblico".
Il regalo dell'azienda per i 20 anni di "Striscia la notizia"?
Nessun regalo. Due anni fa, per festeggiare la maggiore età, ci siamo inventati una brioche con la candelina e ci siamo dati a bere che era un regalo di Pier Silvio. Non sono cerimoniosi in azienda. Meglio.
Silvio Berlusconi l'ha chiamata per felicitarsi?
È la sua ormai stagionata gallina dalle uova d'oro. L'ho sentito una decina di volte in 20 anni. È venuto una volta a trovarci, ma in realtà era passato per salutare Emilio Fede, nostro vicino a Milano Due.
Berlusconi diffida di lei, giustamente.
Una volta disse: "Il bene trionfa sempre sul male, tranne che nel caso di Ricci".
È cambiata l'Italia in questi 20 anni?
Non poi così tanto. Il tratto fondamentale di questa nazione, da Dante ad Alvaro Vitali, resta sempre lo stesso: la capacità a convertire tutto in commedia.
Si è abbassata la soglia morale?
Ogni tanto ci viene un soprassalto: non è che, con tutte queste truffe smascherate, mandiamo a palla l'economia o magari scateniamo una rivolta di piazza? E invece non succede mai niente. Non ho mai creduto all'Italia del casolare, dell'arcadia. Le nefandezze succedevano anche prima, solo che non venivano scoperte. Senza tv c'era più spazio per le pulsioni peggiori. Adolf Hitler non aveva la televisione.
Più distrattiva che distruttiva la tv?
Salvifica, direi. Senza contare gli psicopatici come me che ha distolto dal crimine. Penso anche ai Floris, agli Sgarbi, ai Boncompagni. Gli stessi Gianni Riotta e David Sassoli. Guardateli bene. Hanno qualcosa di allarmante.
Anche Gad Lerner?
Gad Lerner mi ricorda un'enorme zanzara. Lui odia le zanzare. Ha fatto anche un appello. Ma le zanzare vanno da lui perché lo riconoscono come la loro guida. Si metta dei pipistrelli sotto le ascelle, non può pretendere che lo Stato sganci l'atomica per liberarlo dalle zanzare.
Antonio Ricci vent'anni dopo?
Sempre lo stesso, capace ancora di stupore. Non soffro di noia, grazie anche a questo casino permanente che è Striscia. Io attiro i casini.
Il debutto da teppista?
Da ragazzo chiusi nel cesso Renato Tagliani, il presentatore di Campanile sera, un galantuomo.
Reagì da galantuomo?
Non tanto. Grattava la porta, urlava. Doveva andare in onda.
Lei è stato il preside più giovane d'Italia.
Avevo 27 anni, ma ero superraccomandato, il consulente di quella scuola era mio suocero.
Il Gabibbo, l'orrido pupazzone: è vero che le sta un po' sulle scatole?
Un po' sì. Rappresenta l'anima populista della nazione. È nato come parodia dei populisti cattolici e dei predicatori alla Sgarbi, Funari e Ferrara. Lo candidammo anche alle elezioni, ma poi ci fu il terremoto nelle Marche e lui tornò alla sua missione civile.
Pochi sanno che nelle sigle è lei il Gabibbo che canta.
Mi tocca. La voce storica, Lorenzo Beccati, è stonato da far paura. Io cantavo, suonavo il banjo, sono stato anche sul palco a Sanremo con Sabina Guzzanti.
A muovere il Gabibbo da dentro è un mimo buddista.
"Gero" Caldarelli. Non vuole farsi mai vedere perché dice che è come svelare Babbo Natale ai bambini. Ha scritto la sua autobiografia dal titolo Una vita da ripieno. Per lui è una missione. Dice che fa bene ai bambini. Secondo me li anestetizza con gli acari.
Da Stefano Salvi a Valerio Staffelli, una generazione di molestatori.
Staffelli è perfetto. Faccia di bronzo incredibile, non molla mai la presa e ha un suo garbo. Sputi, insulti, botte, gli sono passati anche sul piede con la macchina.
I tapiri più tosti.
A parte Fabrizio Del Noce, che picchiò Staffelli con il microfono, e quel bambinone di Vittorio Sgarbi, che mandammo in giro per tutta Parigi con il tapiro incollato alla schiena, Oscar Luigi Scalfaro. Era furioso. Gli proiettammo il tapiro sulla cupola di una chiesa di Novara. L'ultimo, Mike Bongiorno dopo Miss Italia. Ha fatto a pezzi il tapiro.
Il tapiro più stupefacente.
L'allora governatore Antonio Fazio. Una reazione isterica. Istigò i suoi gorilla a pestare inviato e cameraman.
Gli amici però li risparmia. Uno su tutti, Beppe Grillo.
Può darsi. Ma è una cosa non voluta, irrazionale.
Quest'estate avevo assoldato un suo imitatore per sbeffeggiarlo ma poi c'è stato il V-day e ho rinunciato?
Ricci vota Grillo?
Quella di Beppe voleva essere solo una provocazione. Non poteva prevedere gli effetti che ha scatenato. A me capita tutti i giorni con Striscia.
Il più perfido dei due?
Tra me e Grillo non c'è un frenatore. È una gara al peggio. Appena riconosciamo un nervo scoperto, andiamo giù pesanti.
Un suo illustre odiatore.
Odiatori senz'altro, illustri no. Mezze tacche come Fabio Fazio. Ciclicamente mi odiano tutti quelli che sbavano per prendersi il mio spazio.
Nemmeno Bonolis?
Il peggior nemico di Paolo Bonolis è Bonolis Paolo: pieno di problemi, vive di fantasmi. Se gli togli il nemico implode.
Il "signor Ezio" e il "povero Enzino". La copertina di "Striscia"?
Greggio è un treno. Non lo ferma nessuno. Iacchetti è un depressone cronico, bisogna sempre stimolarlo. Greggio incarna il versante maschile della coppia; Iacchetti quello femmineo.
La sorpresa: Ficarra e Picone.
La giusta alternativa. Ma la coppia perfetta sono Iacchetti e Lello Arena, il femminile e il maschile, il Nord e il Sud.
Ma questa cosa del femminile piace a Iacchetti?
Macché. Ogni volta s'imbizzarrisce. Mi fa il macho in diretta per smentirmi e allora infierisco.
Il conduttore per il quale farebbe carte false?
Fiorello. Ho già fatto carte false per lui. Mi disse che aveva bisogno del pubblico per rendere al meglio e io allora ho messo il pubblico in studio. Gli sto creando la tana giusta. Prima o poi mi dirà di sì.
Con le veline ritorna alla vocazione del preside.
Con loro sono asessuato. Cerco di preservarle dalle insidie del mondo. Niente storie con il cast. Le esorto a sudare e a studiare. Esigo che siano parlanti. E, devo dire, mi danno molte soddisfazioni.
La sorpresa?
Elena Barolo. L'ho vista bravissima in una sit-com.
Dalle tettone maggiorate di "Drive in" alle leggiadre filiformi di "Striscia", il salto concettuale è enorme.
Le ragazze giunoniche erano figure retoriche, l'immagine dell'Italia iperbolica degli anni Ottanta. Una come Melissa Satta, con quelle gambe da locusta, non sarebbe mai passata allora.
I suoi inviati: squilibrati, pazzoidi, gente senza arte né parte.
Odio il moralismo, le maestrine, per cui ho scelto gente che mi dava delle garanzie. Jimmy Ghione viene dal mondo del pornosoft. Max Laudadio ha avuto una storia con Manuela Arcuri, per non parlare dello Sturacessi. 
Capitan Ventosa è una sua laida invenzione?
Con quella voce, Luca Cassol era improponibile. Mettiamogli una merda in testa, proposi. Poi, per pietà, optai per uno sturacessi.
Dario Ballantini è un genio.
Vero. Se ne sono accorti in pochi. Meglio così, non mi esce fuori di zucca.
Le icone di "Striscia"?
Emilio Fede e Bruno Vespa su tutti. Abbiamo seguito e probabilmente favorito la loro evoluzione, da giornalisti a guitti. Hanno capito che per durare devono variare. Si eternano nel varietà. Aggiungerei Luca Giurato, la comicità allo stato puro.
Oggi ti appassiona la tenzone Mastella-Di Pietro.
Hanno capito che non possono fare a meno l'uno dell'altro. Di Pietro è diventato col tempo un vero gigione.
Che dice della Talents Factory, la società che ha con Greggio? Sarà mica il Moggi della tv?
Non direi. Intanto non corrompo nessuno. È un esperimento che abbiamo iniziato per tirare su giovani talenti. Una forma di tutela. Di Striscia abbiamo solo una velina, Melissa, e un inviato, Cristiano Militello.
Gerry Scotti ha detto che è lei il vero potere in Mediaset.
Ironizzava, l'hanno capito in pochi. Il mio potere è zero. Il venerdì sera non vedo l'ora di tornare ad Alassio dalle mie donne.
Intervistato da Enzo Biagi, citato da Umberto Eco, ha dato lezioni alla Sorbona, Bernard Noël l'ha definita "l'Alfred Jarry della tv". Che altro può chiedere alla vita?
Che mi scoprano per quello che sono. Un uomo angelico, inviato sulla Terra per fare del bene al prossimo. Sono gli altri che sono malvagi. Io mi limito a raccontarli e a trasformarli in parodie.
L'amorale della favola?
La vanità è il motore del mondo. Più della fame, più di qualsiasi altra cosa. 



E in redazione 58 milioni di inviati
di Elena Porcelli
A Striscia la notizia lavorano ufficialmente circa 150 persone, inclusi costumisti, tecnici e segretarie. "Ma Antonio Ricci è riuscito a trasformare tutti gli italiani in collaboratori" sostiene Nino Podestà, capo della redazione di Striscia il cui compito è verificare le segnalazioni. Ogni giorno arrivano in media oltre 2.500 storie di ingiustizia, errori della pubblica amministrazione, papere giornalistiche: 1.500 registrate nella segreteria telefonica, 1.000 via email, 100 via fax, una trentina per lettera o con un video. La prima scrematura tocca agli addetti al sito internet: si elimina poca roba, come i complimenti pesanti alle veline o i deliri palesi. "La maggioranza degli spettatori segnala problemi reali" continua Podestà. "Per fortuna ci sono molti doppioni: più persone ci informano della medesima ingiustizia e a noi basta verificare una volta sola". Con quali metodi? "Per prima cosa" spiega la redattrice Camilla Balbi "telefoniamo a chi ha effettuato la segnalazione. E consultiamo le autorità coinvolte". Alcune inchieste si fermano a questo punto: "Non sempre chi si sente vittima ha subito una vera ingiustizia, a volte il comune o la asl l'hanno aiutato nel limite del possibile" dice Alessandro Filogonio, un altro redattore. Altre segnalazioni sono valide, ma non abbastanza spettacolari. "Ci arrivano così tante opere pubbliche incompiute" continua Podestà "che passiamo agli autori solo gli sprechi da milioni di euro, o quelle pittoresche, come la strada che finisce contro un muro". Se la storia è vera e sfiziosa Antonio Ricci sguinzaglia gli inviati. "Ma leggo tutte le segnalazioni" assicura "anche quelle scartate: mi danno il polso delle preoccupazioni degli italiani". Il papà di Striscia, in pratica, vive per la sua creatura: sta nella redazione di Palazzo dei Cigni dalle 10 del mattino, quando inizia la scrematura delle notizie, alla fine della trasmissione in diretta, verso le 21. E non è l'unico: "Passo qui 13 ore al giorno" dice una delle sue collaboratrici. "Finirò per sposare il Gabibbo o morire zitella". Ricci lavora anche ad Alassio, dove passa i fine settimana e dove un gruppo di ascolto monitora tutte le trasmissioni televisive, alla ricerca di papere o servizi taroccati. Ci sono intoccabili? "Neanche per scherzo" sbotta Ricci "l'unica etica di Striscia è il dubbio: diamo a tutti il diritto di replica ed evitiamo di metterci in cattedra come maestrine. Ma non abbiamo scrupoli, tanto meno verso i potenti. Piuttosto, nascondiamo il volto di benzinai e tassisti beccati a imbrogliare, perché l'obiettivo è denunciare un malcostume, non mettere alla berlina un poveraccio che magari ha dei figli".
Gli inviati, anche i più pittoreschi, si documentano a fondo prima di ogni servizio.
Gli autori della trasmissione, oltre a inventare battute, cercano i consulenti scientifici: "Chiediamo aiuto soprattutto a medici e docenti universitari" spiega Lorenzo Beccati, capo del gruppo e, in pratica, braccio destro di Ricci da oltre vent'anni. "Li scegliamo sempre diversi, un po' perché preferiamo trovarli di volta in volta nella zona in cui si muove ciascun inviato, un po' perché più fonti riducono il rischio di errori". Nell'ufficio di Beccati c'è un biliardino, simbolo dell'atmosfera giocosa della redazione.
Decano degli inviati è Giorgio Caldarelli, l'uomo che "riempie" il Gabibbo. Mai avuto la tentazione di dire: "Lei non sa chi sono io? Il Gabibbo!" a qualche prepotente? "Solo una volta" risponde "ho telefonato al Comune di Milano perché sotto casa mia avevano messo un marciapiede pericoloso per i bambini. Appena ho detto chi ero, è arrivato un ingegnere, con una squadra di operai". I filmati trasmessi dagli inviati vengono esaminati, tagliati e montati dagli autori. "A volte" racconta Beccati "doppiamo alcuni video con le nostre voci, per esempio quelli in cui ci sono dialoghi satirici tra i politici. Così non perdiamo tempo". Anche perché, verso il pomeriggio, i ritmi di lavoro si fanno convulsi. C'è sempre un servizio in ritardo, una consegna del tapiro all'ultimo minuto. I conduttori Ezio Greggio ed Enzo Iacchetti arrivano verso le 19.30, studiano la parte e discutono battute e l'ordine dei servizi con Ricci e gli altri autori. Poi vanno in sala doppiaggio a registrare la loro parte. Spesso finiscono a pochi minuti dalla diretta. "Ma non abbiamo mai tardato" racconta Greggio, "solo una volta le telecamere si sono accese mentre mi stavo ancora vestendo".
Enzo Iacchetti, detto Enzino anche nella vita, scherza su Ricci, che lo fa passare per l'elemento femminile della coppia: "Antonio dice queste fesserie perché è innamorato di me. Vorrebbe che fossi donna, per desiderarmi senza ammettere di essere gay". Le veline, rispetto ai conduttori, passano più tempo a Palazzo dei Cigni: spesso arrivano alle 11 del mattino, per provare gli stacchetti con il coreografo e studiare dizione. Mentre vengono doppiati gli ultimi video, si esercitano in studio. Alle 20.31 inizia la diretta. Le risate registrate si mescolano con quelle vere del pubblico. Che Luca, cabarettista da vent'anni, tiene caldo e allegro, per poi far segno quando è il momento di applaudire. È animatore di studio, una delle tante professioni tv di cui pochi immaginano l'esistenza. 
(Panorama, 1 novembre 2007)

Da un'idea della classe di webdesign anno 07-08 dell'Istituto italiano di Design - Perugia