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20 anni di Striscia

Ci sono momenti in cui Ricci Antonio non pensa, non parla, non fa. Dalle tre di notte alle sei e venti dell'alba. Il resto del giorno, della giornata, insomma della vita sua è una striscia continua, riunioni, telefonate, varie ed eventuali. Così procede, nonostante gli anni, la barbetta, l'occhio vispo, la voglia di fare marameo al mondo come gli accadde all'età di dieci anni e mezzo quando nelle ore di vigilia di Campanile Sera, spettacolo televisivo di piazza, in onda quella sera da Albenga, decise di girare la chiave dello sgabuzzino dove si stava preparando Renato Tagliani che con Bongiorno e Tortora presentava il programma. Ieri a Milano è stata celebrata la ventesima stagione di Striscia la notizia che in verità ha diciannove anni, essendo nata in onda la sera di novembre, giorno sette dell'Ottantotto. Dunque siamo già in pieno tarocco.
AMICI E NEMICI
Bei tempi, si usa dire. No, Ricci Antonio smentisce: "Se fossi un marziano la rifarei ma come oggi, per favore". Non sai mai bene quando scherza, quando filosofeggia, quando dice per non dire e non dice per dire, sfugge ma non fugge, entra deciso ma non commette fallo, è come un calciatore funambolo che effettua il tunnel che è la cosa che ti manda in bestia come pochi, l'arte gli appartiene dalla culla. Piace alla gente che non piace, agli altri, che sono in minoranza, ha rotto, rompe e seguiterà a fracassare le scatole: "Ho nemici di quattro generi". Sembra un emporio, ecco il catalogo: "Primo tipo: quelli ai quali abbiamo fatto un servizio e sono giustamente risentiti e ce la vogliono far pagare. Fanno bene. Secondo tipo: quelli che vogliono il nostro posto, case di produzione, creativi, Endemol e a seguire, su Canale 5 alle otto e mezza, la concorrenza. Terzo tipo: tutti i tromboni, odiano Striscia e da noi vengono triturati. Quarto tipo: politici, giornalisti, imprenditori che si prendono molto sul serio e non accettano un programma che non li prende sul serio. Queste figure o figuri si fanno sentire con querele, atti giudiziari, minacce, telefonate. Per fortuna a fianco di costoro ci stanno tutti quelli, sono molti, ma davvero molti, ai quali Striscia ha fatto del bene, anziani clienti di banca e roba simile".
GLI INAVVICINABILI
Veniamo ai figuri e figure: "Direi come capo storico Scalfaro anche nel suo plurale. Era inavvicinabile, non ci sopportava, fu picchiato Staffelli, loro sapevano in anticipo dove ci saremmo presentati ci hanno sequestrato le videocassette. Erano i tempi della Missione Arcobaleno, del saccheggio di Valona". Procediamo: "Craxi ai tempi di Drive In arrivò a chiedere 10 miliardi di danni per una silla che avevamo fatto sul suo tesoretto. Ho letto, su un libro di Costanzo, che avrebbe chiesto la mia testa, insieme con quella dello stesso Costanzo e di Funari. Per avere la diretta televisiva venne sacrificato Funari". Ci viene in mente Cossiga: "No, se ricordo bene. A un certo punto fu lui a d i v e n t a r e una caricatura naturale. Qualche incazzatura come è accaduto con Valentino Rossi, con Luca di Montezemolo, per le imitazioni". Ricci Antonio molesta dalla nascita, risulta agli atti, depositati dal suo amico Gerry (Girolamo all'anagrafe!) Delfino, libraio in Alberga con figlio Eugenio. Risulta, dunque, che Ricci mettesse angoscia al piccolo Eugenio facendogli credere che nel Battistero di fronte al negozio, due metri sotto il livello del pavimento stradale, si nascondessero i coccodrilli pronti ad attaccare. Eugenio tremava alla sola idea di passare davanti alla chiesa: "Verissimo, così l'ho tenuto lontano dai preti". Lui, Ricci, si era portato avanti con il lavoro stando lontano da suor Serafina insegnante di musica di Antonio e della sorella Cecilia: "Una jena, ho un ricordo tremendo. Scrivendo, a scuola, con penna intinta nel calamaio era logico che sul dito medio restasse il segno blu dell'inchiostro. Ovviamente dovevo lavarmi le mani prima di sfiorare i tasti in avorio del pianoforte. Un giorno restò sul dito medio un alone leggero. Mia sorella Cecilia e io ci accorgevamo dell'arrivo di Serafina sentendola snocciolare il rosario. Quel giorno spuntò silenziosa, un blitz, maledetta, prese il mio dito con tutto il resto appresso, mi trascinò nel cortile, lo immerse nella sabbia dell'erigenda grotta di Lourdes, poi andammo verso il muro in pietra e lo sfregò fino a farlo sanguinare. E poi ci bacchettava pure". Suora, Serafina, Scalfaro, Striscia, la esse lunghissima nel tempo.
QUEL TAPIRO A FAZIO
Ritorniamo alle proteste televisive: "De Mita, un altro che non gli andava giù Striscia. Cossutta poi: girammo alcune scene in una gioielliera di corso Buenos Aires a Milano dicendo che lì stava il tesoro del Cremino che Cossutta teneva nascosto. Lui telefonò alle guardie di Milano 2, di notte. Fazio, non vi dico". Fabio, per la storia della leva militare e la raccomandazione di Craxi? "No, il governatore. Avreste mai immaginato una reazione di quel genere? Eppure a quel tempo si schierarono tutti con lui, dal Domenicale di Dell'Utri a Liberazione tutti tranne la Padania. Poi, quando Fazio cadde in rovina tutti contro e la Padania a favore, che bello". Come il governatore anche Del Noce, altro giro: "A volte, ad alcuni scoppia un embolo, non puoi prevedere, credi che certi tipi siano scafati e invece". Sembra che anche Mastella..."Mi ha telefonato qualche settimana fa, scherzando si è proposto per presentare Striscia. Ok, la metto con Di Pietro. È finita lì". Poi ci sono gli astuti: "Mentana,non ti offre la gioia dell'incazzatura, un furbacchione come Lerner, dissimula. Vi ricordate di La Volpe, Alberto La Volpe? In trasmissione picchiavamo una coda di volpe, lui se la prese moltissimo, fece una telefonata che noi però mandammo fedelmente in onda, da quel giorno stanno tutti più attenti. Mi stavo dimenticando di Messner. Uh, come si incazzò". Per l'acqua leggerissima ma in contenitore plastificato?: "No. Lui si era candidato per i Verdi ma noi avevamo scoperto, su un giornale austriaco, che, intanto, da quelle parti, Messner faceva pubblicità a un fucile da caccia, sparava ai cerbiatti, povera Bambi. Quando ci presentammo con il giornale tra le mani lui era sclerato: "come foi fatto afere cvesto ciornale?". Anche gli sportivi in aperta tensione: "Davids furibondo per il tapiro. Vieri? Ronzava attorno a Striscia per motivi biechi...", qualsiasi riferimento alle veline è pura mentevoluto. "Con gli sportivi, quelli del calcio dobbiamo stare attenti. Gli ultras di Forza Italia o del Partito Democratico sono giovani marmotte in confronto agli ultras del calcio. Lo abbiamo capito dopo una gag su Serse Cosmi quando era al Perugia".Questo significa che anche Ricci ha paura: "Sì,quando abbiamo fatto le inchieste sui videopoker, sui canili, quando dimezzo c'è la malavita. I politici no, anzi se attacchiamo l numero 1, i numeri 2 e 3 godono da matti. Se il politico ti attacca al massimo non lavori più, se ti attaccano quegli altri,non so semi spiego".
IL GUSTO DEL DUBBIO
E con la Chiesa come la mettiamo? "Ai tempi di Giovanni Paolo II nessun problema, lui aveva un grande senso dell'ironia e dell'autoironia (se sbaglio mi corriverete ndr), le suore telefonavano contente". A parte la Serafina, penso io. Ma oggi? "Con il Papa attuale non si scherza. Abbiamo fatto servizi sulle psicosette a Bari, ho letto reazioni inviperite di Famiglia Cristiana nei nostri confronti, quando si sostengono cose non vere allora incomincio ad avere dei dubbi". Il dubbio è una virtù, anche per un ex liceale del Giovanni Pascoli di Albenga, dove, carciofi a parte, il pesce è eccellente: "Ma io non lo mangio perché lui mi guarda", dunque Ricci Antonio è un "bestissu", come in dialetto lo chiamano Gerry e gli altri della brigata, uno schizzinoso, uno che trascorreva però le giornate tra i pescatori di Prà, il cinematografo Cristallo, i libri di poesia, il Tagliani da chiudere in bagno, suor Serafina, i coccodrilli, in attesa di amare la Silvia. Dalle tre alle sei e venti non pensa, non parla, non fa: "Verso le otto tento di riaddormentarmi ma ho un appuntamento immancabile: Luca Giurato, lo osservo, uno spettacolo, come l'iguana si muove, e dice. Ecco, soltanto allora posso incominciare la mia giornata". Che vita. Per gli altri.
(Tony Damascelli/il Giornale, 10 novembre 2007)