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Venti di Striscia, Graffi, risate, denunce anche nell'era internet

Venti e li dimostra. Nel senso che Striscia è come se fosse sempre lì, fra tg e prima serata. Lì da quando c'è la tv, proprio al posto di Carosello che nessuno lo evoca più (e quelli che se lo ricordano meglio facciano finta di nulla). L'aria è quella che in quel posto ci resterà ancora un bel po', superate le bordate dei pacchi (dell'era di Bonolis) il tg satirico di Canale 5 è uscito dalla sua tana e ha ripreso forza e vigore, viaggiando a vele spiegate sul filo dell'impertinenza infantile("come un piccione su un monumento" direbbe Antonio Ricci), diviso fra il gusto della incursione piratesca, quello della denuncia e l'aria burlona in stile avanspettacolo. Il suo compleanno è un po' il compleanno della tv di oggi. Difficile trovare un'altra trasmissione simbolo dei nostri tempi. Che, per trovarla, si finisca per pescare nella tv commerciale la dice lunga su come siano cambiate le cose in questo ventennio. Quando Striscia debuttò (Italia 1, 7 novembre 1988, solo un mese con coppia formata da Ezio Greggio e Gianfranco D'Angela praticamente partorita da una costola di Drive in) l'Auditel, il marchingegno che avrebbe scardinato l'ordine televisivo nazionale, era attivo solo da un anno. E, la collocazione scelta, andava ad occupare uno spazio formidabile che sarebbe stato una sorta di bengosi soprattutto per la tv commerciale: quello che va dopo i tg (ma il Tg5 sarebbe partito solo quattro anni dopo) e prima dell'avvio dei programmi di prima serata. Insomma, nasceva così quella che sarebbe poi diventata la fascia più ricca (pubblicitariamente) della tv, oggi chiamata access prime-time, una collocazione su cui in network si sono svenati e si sono accapigliati (come successe, appunto, ai tempi del duello fra Striscia la notizia e Affari tuoi). Del resto anche in Rai, dopo il tramonto di Carosello (che chiuse il sipario nel '76), solo dal '96 (proprio per contrastare Ricci e la sua brigata) nacque il primo programma leggero di quella fascia, ovvero La zingara con Cloris Brosca, che andava in onda subito dopo Il fatto di Enzo Biagi che aveva debuttato l'anno prima. Antonio Ricci come al solito, gira la frittata: "Non so se ci meritiamo tanto", diceva l'altra sera all'inaugurazione della grande mostra alla Triennale milanese che celebra i vent'anni del programma con cimeli, 100 tapiri reinterpretati da artisti, 4 mila monitor che mandano in onda i migliori servizi di ciascuna puntata, un libro che lo stesso titolo dell'esposizione Venti di Striscia. Ma, intanto, il mago di Albenga dalla barba bianca fa festa (ieri sera c'è stato un grande party milanese) perché, anche se non lo confesserebbe mai, alla sua Striscia ci tiene tanto. Eccome. Ci ha creduto anche quando le cose andavano storte ("ma a farci male davvero fu più il Karaoke di Fiorello che i pacchi di Bonolis" spazza) e ha avuto ragione. Profetizzò: "I pacchi dureranno due anni". Peccò per difetto: i pacchi durano ancora (guai per Riauno, se non ci fossero), ma il tg comico di Canale 5 è tornato a veleggiare tranquillamente da leader (sopra al 28 per cento con 7 milioni e mezzo di media), dando ossigeno a tutto il primetime della rete, e, oggi, scoppia di nuovo di salute. "Internet ci ha cambiato la vita" è la spiegazione che si dà Ricci. Internet perché rappresenta il contatto con pubblico, con le denunce, oltre 1500 al giorno via mail, che sono oggi il sale del programma mentre la politica (che il video invade fino a soffocarlo) è finita all'angolo. A sancirlo fu lo scandalo di Vanna Marchi che ha acceso la miccia di un vero e proprio proliferare di incursori, Robin Hood della segnalazione, indagatori dalla faccia tosta (come Jimmy Ghione) e anche con lo sturalavandini in testa (Capitan Ventosa), che sono figli del Gabibbo (la cui nascita risale al '90) e del "Vice Gabibbo" dall'impermeabile giallo Stefano Salvi (le cui scorribande durarono fino al 2001). Tutti a caccia di maghi e ciarlatani, anche se lo spirito indagatore continua a vivere accanto a quello beffardo, canzonatorio che anima Striscia fin dal suo debutto. Per esempio con lo sbertucciamento del Tapiro che, dal '96, ha seminato vittime consenzienti e decisamente riluttanti (come il governatore Fazio). Oppure con le maschere (da Valentino a Montezemolo) del fantasista Dario Ballantini, ma anche con le grazie esposte delle veline, vero e proprio monumento della tv femminile dei tempi nostri.
(Marco Moledini/Il Messaggero, 11 novembre 2007)