Inchieste - Ambiente

Disse Albert Einstein: "Ogni cosa che puoi immaginare, la natura l'ha già creata". La natura è meraviglia: salvaguardarla è un dovere. L'uomo nasce, cresce e muore in un ambiente: mancandogli di rispetto produce danni irreparabili che si ripercuotono sulla stessa specie umana. I protocolli internazionali dilagano, le comunità scientifiche si confrontano: ma chi vigila?

Cinque grandi inchieste di Striscia sull'ambiente

Primo
Quando? Il 13 ottobre 1993
Dove? A Seveso (Milano)
Chi? I cittadini
Cosa? Un'immane tragedia ambientale, con gravi danni alla popolazione, calata completamente nel silenzio
Come? Il Gabibbo da Seveso (MB), teatro di un terribile disastro chimico nel 1976, comunica che i cittadini di questo piccolo paese hanno in corpo un tasso di diossina quattro volte superiore a quello dei reduci del Vietnam. Un testimone, ripreso di spalle, lamenta l'assenza di analisi che chiariscano se i sevesini morti di tumore, siano deceduti per cause naturali o per i postumi della tragedia. Secondo il delatore le autorità sanitarie conoscono talmente bene la risposta che sortirebbe dagli esami da non volere fare alcuna prova. Questi fa notare inoltre la disparità di trattamento tra chi viene assassinato da un colpo di arma da fuoco, sul cui corpo verrebbe certamente fatta l'autopsia, e chi "è stato assassinato dal veleno dell'ICMESA", abbandonato da tutti. L'inviato di Striscia ricorda che la metà dei 40 miliardi della "Fondazione Seveso", stanziati per accertare le cause dell'anomala mortalità, è già andata in fumo. Il testimone continua sostenendo che la stampa, dopo un utilitaristico interesse della prima ora, si è completamente dimenticata dei cittadini. Il Gabibbo annuncia che domani il periodico "Avvenimenti" e la Tv tedesca editeranno due inchieste sull'accaduto. (vedi servizio)

Secondo
Quando? Il 3 febbraio 1999
Dove? In Iraq
Chi? Soldati americani
Cosa? Le patologie, imputabili all'uranio impoverito, che hanno colpito vari soldati (o loro familiari) coinvolti nell'operazione "Desert Storm"
Come? Il regista Alberto d'Onofrio aveva realizzato per la Rai un documentario dal titolo "La Sindrome del Golfo", riguardante alcune patologie che hanno colpito soldati americani durante l'operazione Desert Storm del 1991. Il video giace da oltre tre anni dimenticato negli archivi di Raitre, che non lo ha ancora mandato in onda. Alcuni giornalisti de "il manifesto" ne hanno fatta pervenire una copia a Striscia, che manda in onda l'inizio del reportage in cui si denunciano i problemi del secondo figlio di un soldato americano, concepito appena dopo il ritorno dalla missione nel Golfo. Sedrick, questo il nome del bimbo, non ha l'orecchio né l'occhio sinistro e tutta la parte sinistra del suo corpo è completamente sottosviluppata. L'esofago e la trachea sono uniti, la spina dorsale è mal funzionante e lo stomaco non è ben formato. Le pubblicazioni mediche sono concordi nel dire che l'assenza dell'occhio nel piccolo è causata da contaminazione chimica, radiazioni o ereditarietà genetica, ma i due genitori hanno fatto analizzare il loro patrimonio genetico e non ci sono tracce di questa possibilità. La colpa è della Guerra del Golfo. L'inchiesta continua raccontando come questa guerra fosse sembrata una vittoria facile degli Stati Uniti con una perdita di soli 150 uomini. Ma a sei anni di distanza il bilancio non sembra più così positivo. Oltre 50.000 soldati hanno contratto una sindrome cronica che ha attaccato il loro sistema immunitario. La patologia ha già ucciso tra i 5.000 e i 6.000 soldati. (vedi servizio)

Terzo
Quando? Il 19 aprile 2000
Dove? Nei pressi di Roma
Chi? Radio vaticana
Cosa? L'inquinamento elettromagnetico prodotto dalle antenne
Come? Jimmy Ghione si trova a Roma per documentare un grave caso di inquinamento da elettrosmog, di cui sarebbe responsabile l'emittente della Santa Sede Radio Vaticana. Dalle oltre cinquanta antenne del Centro radio di S. Maria di Galeria, situato nei pressi di Roma, infatti, partono onde elettromagnetiche altamente più potenti di quello consentito dalla legge e dunque molto pericolose per la salute di coloro che abitano nelle vicinanze. Jimmy Ghione si reca presso il centro radio, ma alcuni responsabili gli chiedono di andarsene e chiamano i Carabinieri. L'inviato di Striscia la Notizia si reca quindi a Cesano (RM), nei pressi delle antenne, dove intervista l'Ingegnere elettronico Raffaele Capone, del comitato anti-onde elettromagnetiche "Bambini senza onde". Costui, munito di un apposito strumento di misura, accerta che il limite di 6 V/m, stabilito dal decreto 381 del 1998 per i luoghi in cui la residenza è di almeno 4 ore al giorno, è largamente superato; l'apparecchio registra infatti quasi il doppio del limite consentito. Addirittura, se posto di notte sul tetto di un palazzo, lo strumento indica circa 43 V/m, superando quindi di quasi 8 volte il limite consentito dalla legge. Ghione verifica inoltre gli effetti chele onde di Radio Vaticana provocano sulle numerose abitazioni circostanti. La radio può essere ascoltata anche con altri elettrodomestici e simili tra cui il citofono, il telefono, le segreterie telefoniche, il televisore e la stufa. L'Ingegner Capone spiega che questo è un effetto strumentale dovuto all'accoppiamento delle onde emesse da Radio Vaticana con i circuiti elettronici degli impianti. Una delle fondatrici del comitato "Bambini senza onde" spiega poi che la situazione è giunta ai limiti della sopportazione e che decine di residenti continuano ad ammalarsi e a morire di leucemia o di tumore. La signora racconta anche che sua figlia, di tre anni e mezzo, si è ammalata quasi due anni fa di leucemia e chiede allo Stato di aiutare i cittadini italiani. Infine il marito della signora intervistata, nonché Presidente di "Bambini senza onde", dichiara che il terreno in questione, appartenente al Comune di Roma, è stato concesso cinquanta anni fa per l'installazione di alcune antenne di Radio Vaticana, le quali oggi ammontano però a ben 58. (vedi servizio)
 

Quarto
Quando? Il primo ottobre 2002
Dove? A Riccione (Rimini)
Chi? Mirco Eusebi e altri dirigenti Tucker
Cosa? Un tubo che promette di ridurre il consumo energetico e le emissioni inquinanti è in realtà il pretesto per attivare una catena di Sant'Antonio
Come? Striscia si occupa di un dispositivo chiamato "Tubo Tucker", sponsor ufficiale della Nazionale Italiana di Calcio, che sarebbe in grado di ridurre notevolmente i consumi energetici e le emissioni inquinanti delle caldaie. Secondo numerosi segnalatori, però, le cose non starebbero esattamente così, come asserisce anche il Presidente dell'Associazione Nazionale Termotecnici ed Aerotecnici (ANTA), ing. Roberto Socal, il quale al microfono di Jimmy Ghione parla delle molte lamentele giunte per chiedere spiegazioni a proposito di questo nuovo apparecchio. Il Tg satirico scopre inoltre che il principale scopo dell'azienda Tucker non è quello di vendere il congegno, ma quello di trovare continuamente nuovi affiliati disposti a versare più di 7.000 euro per acquistare il prodotto da rivendere poi con il metodo porta a porta. I nuovi collaboratori vengono persuasi durante le conferenze informative. In incognito Striscia si è recata a uno di questi incontri e ha documentato il clima di esagitazione ed euforia che i relatori creano per convincere i propri futuri "colleghi" a diventare venditori. Intanto, le associazioni a difesa dei consumatori Codacons (Coordinamento delle associazioni per la difesa dell'ambiente e la tutela dei diritti degli utenti e dei consumatori), Adusbef (Associazione per la difesa degli utenti dei servizi bancari e finanzari) e Federconsumatori si mettono a disposizione di chi voglia ottenere il risarcimento dei danni. Il Tg satirico intervista il Presidente dell'Adusbef Elio Lannutti, il quale dichiara di aver fatto una denuncia all'Antitrust (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) per pubblicità ingannevole, visto che da una perizia dell'ENEA (Ente per le Nuove tecnologie, l'Energia e l'Ambiente) è emerso che questo dispositivo non funziona come annunciato. Un ex venditore della Tucker racconta a Striscia la sua esperienza, spiegando come attraverso il suo lavoro di idraulico installatore sia stato contattato e invitato a partecipare a uno di questi convegni, dove alla fine è stato convinto a firmare un contratto di franchising con cui gli sono stati consegnati due congegni da vendere con una spesa di più di 7.000 euro. In seguito, secondo la prassi, l'uomo ha preso parte a un corso per convincere nuovi venditori a comprare e vendere a loro volta il dispositivo, come in una vera e propria catena di Sant'Antonio. È stato in questa fase che l'ex collaboratore si è reso conto che la prerogativa dell'azienda era trovare persone nuova da reclutare come promoter anziché vendere il proprio prodotto. (vedi servizio)

Quinto
Quando? Il 26 ottobre 2006
Dove? Napoli
Chi? L'azienda dei rifiuti e Jimmy Ghione
Cosa? L'emergenza rifiuti, esplosa successivamente su tutti i media nazionali
Come? Jimmy Ghione raccoglie la testimonianza di 2400 operatori ecologici del bacino raccolta differenziata Napoli 1, i quali, dopo i servizi di Striscia sul degrado di alcuni comuni campani invasi dai rifiuti, vogliono dire la loro. Un portavoce denuncia che gli operatori ecologici campani, regolarmente assunti dallo Stato italiano, non sono messi nelle condizioni di eseguire il loro lavoro poichè i Comuni campani in massima parte non accettano di fare la raccolta differenziata, anche se dovrebbero essere obbligati a farlo (su 600 comuni solo il 10% aderisce alla raccolta differenziata). È evidente che in questo modo il volume di immondizia è molto elevato e pertanto la Regione è costretta ad esportare all'estero i rifiuti con notevoli costi per lo Stato, mentre i dipendenti restano con le mani in mano. La stessa situazione riguarda i lavoratori del bacino raccolta differenziata Napoli 5 che il giorno dopo convocano Jimmy Ghione. Anche in questo caso i mezzi e gli operatori della raccolta differenziata sono fermi, inoltre un rappresentante dei lavoratori spiega che anche quei pochi comuni che svolgono la raccolta differenziata preferiscono far lavorare ditte private. (vedi servizio)

Da un'idea della classe di webdesign anno 07-08 dell'Istituto italiano di Design - Perugia