ANTONIO RICCI
'L'Europeo' - Faccio ridere, sul serio

La sera, dopo la Carrà, al teledipendente una dose di "Drive In": il trionfo della comicità. A inventarla, dietro le quinte, c'è un signore molto compunto. Ve lo presentiamo
Nello studio milanese dove si registra "Drive In" c'è un signore serissimo. Intorno a lui sgambettano ragazze in body pailleté e seni assai più che generosi, mentre qualcuno grida "più galline, siate più galline" e loro, le Fast-food girls, ubbidiscono leggiadre e disciplinate. C'è ancher un gruppo di vero-finto-pubblico-giovanile che applaude e ride su ordinazione in mezzo a una decina di automobili posteggiate come un drive in reale. E c'è pure un trio in calzamaglia nera composto da una vecchia comparsa di Cinecittà con la faccia da ergastolano, da un "artista di strada" specializzato nel verso che fa la schiuma del cappuccino quando esce dalla macchina e da un avanzo di avanspettacolo in parrucca platino.
Ma che ci fa il giovane signore serio con la barba appena brizzolata e i capelli un po' lunghi, in pantaloni di grisaglia e golf in cachemire, dentro a questa gabbia di matti? Lui, Antonio Ricci, 36 anni, ligure di Alberga, è l'anima del "Drive In". Anzi, senza di lui questo barnum della risata non sarebbe mai esistito. Perché è lui che ha inventato, lui che scrive i testi, lui che sceglie gli attori, lui che scopre (...e quanti!) i nuovi comici.
Senza perdere un colpo, infatti, da domenica 5 ottobre alle 20,30 su Italia 1, è cominciato il quarto anno di "Drive In" e dopo più di cento puntate al suo attivo Antonio Ricci è ancora impassibile, pronto a seguire in studio la sua orda di giovinotti e ragazzacce per aggiustargli la battuta e dargli un consiglio. Riesce persino a chinarsi sull'enfatico decolleté di Carmen Russo (ospite d'onore, domenica 12 ottobre, dopo essere stata la prima donna bomba di "Drive In" fino a due anni fa) e a parlare, compuntissimo, di lavoro.
La serietà di Ricci raggiunge l'apice quando guida il visitatore nel suo ufficio, una stanzetta che dà direttamente sulla stazione di Milano-Certosa con un interrotto sferragliare e fischiare di treni. Colpiscono, oltre al chiasso, l'assoluto biancore dell'ambiente, spezzato solo dalla scura massa di un enorme monitor-televisore su cui scorrono le immagini delle prove di "Drive In" e una scrivania così ordinata da sembrare quella di un ragioniere. Lui si siede e alza gli occhi alla parete sulla destra. Sorpresa: appesa al muro c'è una bella foto virata in seppia di Palmiro Togliatti. "Io veramente ci volevo mettere Stalin", sghignazza finalmente Antonio Ricci, scoprendo la sua vera anima, "però forse Baffone era un po' eccessivo". La maschera ormai è caduta. Il serissimo signore con la barba non cambia espressione, ma nei suoi occhi passa un lampo diabolico e comincia a parlare. Un monologo senza fine, che si può sintetizzare pressappoco così.

Il ragazzo di provincia. "È stata la mia fortuna esser nato in un paese come Albenga. Lì si cresce con la cultura da bar: se uno è un bluff lo capisci subito e impari fin da piccolo a guardare la realtà con ironia. Un Vermiglione in paese sarebbe stato smascherato in due giorni, mentre in città c'è ancora qualcuno che gli dà retta. A otto anni scrivevo poesie ironiche, dopo pamphlet sui professori di scuola. A vent'anni i miei testi comici li dovevo recitare io, perché nessun attore ci si voleva giocare la faccia".
Il laureato. "L'università l'ho fatta a Genova, facoltà di lettere, tesi su "Francesco Jovine: la parabola dell'intellettuale da Croce a Gramsci" (lancia un'occhiata affettuosa ala foto di Togliatti, ndr), poi specializzazione in storia dell'arte. Anche i miei collaboratori, quelli che scrivono con me, come Gino e Michele, Lorenzo Beccati e Max Greggio, hanno almeno la licenza liceale. Mi piace lavorare con chi ha avuto le mie stesse esperienze, ha vissuto nello stesso modo, ha letto le stesse cose. Perciò qui c'è chi viene da "Linus" e chi scrive su "Tango". Persino Sofia, una delle formose e luccicanti ragazze Fast-food, è una laureanda in filosofia".
Avere un Grillo per amico. "Ci siamo conosciuti da ragazzi quando facevamo il cabaret all'Instabile di Genova. È stato un sollievo per me smettere di recitare e poter scrivere cose che poi interpretava lui. Insieme abbiamo fatto per la Rai "Te la do' io l'America" e "Te lo do' io il Brasile" e tre edizioni di "Fantastico" in cui prendevamo in giro i politici anche con l'aiuto di Stefano Benni, il caustico corsivista del "Manifesto". Adesso è un po' che non lavoriamo insieme perché Beppe Grillo ha scelto un periodo di lontananza dalla tivù. Io, poi, di "Fantastico" mi ero bell'e stufato: per aspettare l'uscita di Grillo e ridere cinque minuti mi dovevo ciucciare un'ora di giochi aztechi e di turpi sketchettini. Beppe a "Drive In"? No, non ci verrebbe mai. Lui è un bestemmiatore in chiesa, deve etrare in una trasmissione mortifera e paludata come quella di Pippo Baudo e sparare le sue battute, per fare il giusto effetto. Qui da noi invece, con tutto il casino di battutacce a raffica, anche se uno entra e spara un bestemmiane non se ne accorge nessuno".
Berlusconi mon amour. "Lui è un comico, un trasgressivo, fa le battute. Secondo me gli piacerebbe scriverselo lui un varietà. Un giorno ha detto che, dopo lo sbarco all'Arena in elicottero per presentare il nuovo Milan, a Napoli dovranno far sputare la squadra dal Vesuvio per essere all'altezza. Fa ridere, no (e lancia un'altra occhiata questa volta interrogativa, a Togliatti, ndr)? Berlusconi l'ho incontrato per caso. Io mi ero stancato di "Fantastico", lui voleva fare un nuovo varietà. Ci siamo piaciuti".
L'intellettuale e la tettona. "Cominciamo dal fatto che io queste tettone delle Fast-food le odio. Non è colpa loro, è che la gente le prende sul serio, come un modello di vita. Ci sono persino delle amiche mie che si sentono in inferiorità perché non hanno il seno così. Invece, come tutta la trasmissione, anche queste ragazze e le nuove Bombers (che invece delle tette di spropositato hanno le gambe, lunghissime) nascono come un'esagerazione. È una parodia del vecchio varietà: volete una donna? Eccovela, ma ancora di più. E infatti all'inizio c'era Carmen Russo. A me poi quelle così non piacciono: come fai a parlare, ad avere un rapporto con delle cose simili? Pensare che c'ho degli amici intellettuali che mi chiedono di venire in trasmissione per vedere le tettone".

La teoria del falso. "Adesso mi faccio serio (solito sguardo a Togliatti, ndr). "Drive In" è un varietà quindi molto vario. Ci sono tanti numeri a raffica scanditi con i tempi della tivù commerciale: la trasmissione può essere presa e lasciata in qualunque momento, in mezzo c'è la pubblicità. Tutti i numeri sono una parodia della realtà: il manager, il paninaro, Marina Dante della Povere e Gervasetto, il Tenerone che è una presa in giro dei pupazzi televisi, ma mentre piace ai bambini spara delle atrocità. Questi sono dei falsi. E allora perché non fare dei falsi più falsi ancora? L'abbiamo fatto: abbiamo messo insieme il falso Bruce Springsteen, il falso Beppe Grillo, il falso Roberto Benigni e la Ciocciolina vera, però con il platò, perché voleva cambiare look. La gente ha perso la testa tra vero-finto e finto-vero. E questo è il senso della mia utopia: far capire al pubblico che non tutto quello che si vede in tv è vero e che mentre si ride si può anche pensare. Per questo, per i tanti livelli diversi di lettura che ha Drive In, piacciamo anche agli intellettuali".
Il futuro è come un rock. "Adesso Berlusconi si è messo in testa di farmi fare anche il direttore artistico e il supervisore di altri programmi. Lo farò per "Fantastico tragico venerdì" con Carmen Russo e Paolo Villaggio. Poi dovremo fare una miniserie di "Bobo", il personaggio di Staino interpretato e diretto da Paolo Pietrangeli. Poi voglio fare un programma a quei matti del Gran Pavese Varietà, verso febbraio, in orario 'arboriano': dovrebbe essere un contenitore demenziale per quei gruppi rock un po' sballati che in televisione non trovano spazio da nessuna parte. Tipo gli Skiantos, David Riondino, i Linea Dura. Con dentro anche una rubrica di poesie, condotta da Gregory Corso. E poi spero che i miei ragazzi di "Drive In" abbiano ormai imparato ad andare avanti da soli. Così io mi riposo, mi metto sulla spiaggia a guardare lo zenit e penso a quello che conta davvero nella vita".
Antonio Ricci lancia un ultimo sguardo a Togliatti e conclude: "Io ancora mica l'ho capito chi è il mandante di tutte le cazzate che faccio".
(Laura Ballio/L'Europeo, 18 ottobre 1986)