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Antonio Ricci, intervista su Rolling Stone

Pronto, Antonio Ricci, tornerà il Drive In? «No», risponde il fondatore del programma. «Nel 1988 Oreste Del Buono la definiva "La trasmissione di satira più libera che si sia vista e sentita per ora in tv". Ma Drive In era anche comicità, parodia, nonsense. Un'antologia dei modi di far ridere, confusa ultimamente da alcuni rincoglioniti con Colpo Grosso. Una trasmissione solo di "vera" satira ha il fiato corto, perché si fanno sempre le solite battute». Ricci, amico di gioventù ed ex collaboratore di Beppe Grillo, decise di chiudere Drive In proprio per «limitare la satira con battute da "riporto", nate dalla lettura dei giornali o dalla visione della tv. Non commentare solo un fatto, ma cercare di provocarlo ha permesso la lunga vita di Striscia». In passato «una generazione di progressisti ha avuto l'immaginario turbato, mitragliandosi di pippe sulle copertine de L'Espresso con le donne nude». Adesso si vedono i risultati: «Dirigenti di sinistra praticamente ciechi e sfibrati. Facciamo ancora battute su di loro, ma è un inutile esercizio di stile. Oltre 300 cause, un pacco bomba sulla scrivania, le aggressioni agli inviati non hanno fermato le nostre altre provocazioni. Pochi ci seguono, è più comodo, e fa più immagine, fare il monologhino nel localino», conclude.