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Più volte smascherato da Striscia - Giacinto Canzona ci ricasca: nuova bufala “Made in Cagliari”

Sulle pagine dell’Unione Sarda, la storia di Giacinto Cantone, un giovane con tre lauree che non riesce a trovare lavoro. Peccato sia tutto falso.

Giacinto Canzona ritorna. A sei anni di distanza dalle “bufale” smascherate da Striscia che gli costarono un provvedimento disciplinare, una lite furente nel salotto di Barbara d'Urso e due Tapiri, l’avvocato torna a far parlare di sé per la storia “made in Cagliari” di cui è protagonista sotto falso nome, quello di Giacinto Cantone. Un quarantaquattrenne con tre lauree - in Giurisprudenza, Scienze politiche e Lettere moderne – e con famiglia a Monserrato che, anche a causa di una malattia invalidante, non riesce a trovare lavoro.
Grazie a questa storia, Canzona ha conquistato una pagina del quotidiano L’Unione Sarda. A smascherare la bufala è stata però la foto inviata dal sedicente sfortunato disoccupato e pubblicata a corredo dell'articolo: un ragazzo dalla carnagione olivastra e i capelli scuri. Molti, infatti, hanno riconosciuto nel volto sorridente del laureato quello dell'avvocato sbugiardato da Striscia. Da qui la scoperta che i due Giacinti erano, in realtà, lo stesso uomo. Raggiunto al telefono dal quotidiano sardo, l'avvocato ha tentato di mentire ancora. Poi però è crollato e ha inviato al giornale il seguente messaggio: «Non volevo prendere in giro nessuno, ho solo omesso di raccontare una parte della mia vita piena di sbagli che vorrei dimenticare, ma tutto il resto che ho detto è vero». E ancora: «Avevo paura che nessuno sarebbe stato disposto a credermi per via del mio passato. Ma non ho inventato nulla in merito alle lauree, alle tre mogli e alla difficoltà che ho incontrato nel trovare un impiego». A garanzia delle sue parole, Canzona promette di inviare certificati di matrimonio e di laurea e alla domanda di ulteriori spiegazioni sulle ragioni del suo gesto risponde sempre allo stesso modo. «Ho mentito perché avevo paura che non ci fosse qualcuno disposto a credermi».