La misoginia si conferma come la principale forma di odio online in Italia. È quanto emerge dalla Nona Mappa dell’Intolleranza pubblicata da Vox Diritti, secondo cui il 63,1% dei contenuti negativi sui social è rivolto alle donne.
Il dato più significativo riguarda la crescita del fenomeno “donne contro donne”: il 43% dei post misogini è infatti firmato da donne, quasi il doppio rispetto all’anno precedente. Il report parla di una vera e propria interiorizzazione degli stereotipi, con linguaggi sessisti ormai normalizzati e condivisi anche da chi ne è vittima. L’odio, spiegano i ricercatori, non è solo più diffuso ma anche organizzato: reti strutturate contribuiscono a renderlo virale, amplificando contenuti che deumanizzano le donne.
Un livore che non guarda in faccia nessuno. Recentemente, la senatrice a vita Liliana Segre ha pubblicamente denunciato il fatto di esserne essa stessa vittima. Ha raccontato di ricevere ancora minacce e messaggi in cui le viene scritto esplicitamente: “Perché non muori?”. Il mondo dell’odio, ha detto la senatrice, «è sempre più vasto».
È così facile insultare sui social? È davvero possibile insultare sui social e rimanere impuniti? Rajae nel 2019 andava in giro per consentire alle persone di dare libero sfogo ai propri istinti per vedere l’effetto che fa, dal vivo:
L’inviata si spostava poi a Bologna per consentire alla gente per strada di dare invece libero sfogo ai propri istinti contro gli odiatori seriali, allo stesso modo di come i leoni da tastiera fanno sui social:
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