Ricevono spesso attacchi gratuiti che sminuiscono il lavoro e la professionalità di decine di donne che hanno scelto questo mestiere con libertà, passione e dedizione.
“Le principesse son caramelle,
son tutte rosa, son tutte belle”
Il Gabibbo
Di seguito la nostra replica punto per punto al post della giornalista Angela Russo pubblicato su Instagram:
Gentile Angela Russo,
abbiamo letto su Instagram il post dal titolo “Nonostante i dibattiti sulla parità e i cambiamenti culturali, la televisione italiana fa fatica a superare lo stereotipo della spalla muta e sensuale”, in cui tira in ballo, addirittura nell’immagine di apertura acchiappa like, le Veline di Striscia la notizia. Ci teniamo a precisare che questa chiave di lettura non corrisponde alla realtà e, soprattutto, svilisce la professionalità delle tante donne che hanno ricoperto questo ruolo. Come recentemente dichiarato dalle stesse Veline – proprio quelle che lei ha pubblicato in apertura del suo post – in una recente intervista a La Ragione (qui il link https://laragione.eu/interviste/i-personaggi/le-veline-di-striscia-la-notizia-non-ci-sentiamo-donne-oggetto/), l’etichetta di “donne-oggetto” non appartiene a nessuna di loro: sono donne libere, indipendenti e professioniste dello spettacolo.
Infatti, le Veline di Striscia, spesso ballerine di professione e con molti altri talenti, sul bancone non fanno da sfondo e non hanno affatto uno spazio “subordinato all’esibizione del corpo”: come lei potrà ben constatare, posseggono una voce e uno spazio che non dipendono dal commento sul loro aspetto fisico. E lo dimostra la storia ultratrentennale del tg satirico.
Di seguito, punto per punto, le nostre osservazioni.
“La televisione italiana fa fatica a superare lo stereotipo della spalla muta e sensuale”
Le proponiamo un rapido ripasso della storia del tg satirico di Antonio Ricci: le Veline parlano! Parlano durante le telepromozioni. E presentano anche. Nella maggior parte dei casi sono ballerine professioniste e mentre ballano non possono parlare, impresa che d’altra parte non sarebbe riuscita nemmeno a Carla Fracci. Le Veline Caracciolo e Nargi hanno condotto la rubrica “Svelate”, Elena Barolo ha rivestito il ruolo di inviata sotto copertura come “Velina di Montecristo”, le coppie Corvaglia/Canalis e Cioni/Frasca hanno anche condotto Striscia, mentre molte altre coppie di Veline hanno avuto parti dietro al bancone. Nargi e Caracciolo sono state, in contemporanea alla loro partecipazione a Striscia, le conduttrici dello spin off del programma dal titolo Le Nuove mostre. Per non parlare poi di Mikaela Neaze Silva e Shaila Gatta alla conduzione di Paperissima Sprint mentre erano ancora in carica sul bancone del tg satirico. Shaila e Mikaela hanno inoltre vestito i panni di inviate per la consegna del Tapiro d’oro Social a personaggi come Wanda Nara, i Dear Jack & Pierdavide Carone e Barbara d’Urso. Miriana Trevisan, Giorgia Palmas, Alessia Reato, Maddalena Corvaglia e Roberta Lanfranchi hanno condotto Paperissima Sprint.
Ma non finisce qui: nel corso degli anni, Striscia la notizia con le sue Veline ha saputo lanciare messaggi positivi e di grande attualità anche attraverso alcuni stacchetti. Dopo essere state bersaglio sui social di commenti razzisti legati alle loro origini, le Veline Shaila e Mikaela hanno risposto ballando sulle note di “Kashmir Kashmir” facendosi portavoce del messaggio: “Contro ogni razzismo balliamo canzoni”. Per sensibilizzare il pubblico sui rischi legati al cambiamento climatico è stato realizzato uno speciale stacchetto natalizio a tema estivo, simbolo del riscaldamento globale. A ulteriore dimostrazione del fatto che non sono soltanto belle, ma anche talentuose e versatili, va ricordato che le Veline hanno avuto molteplici occasioni per mettere in luce le proprie capacità artistiche e tecniche. Ludovica Frasca nel 2013 si è esibita più volte al pianoforte davanti al bancone di Striscia, interpretando magistralmente brani di Astor Piazzolla e Fryderyk Chopin. Altre Veline nei loro stacchetti si sono esibite ballando in apnea sott’acqua, hanno eseguito salti superiori ai due metri d’altezza, cantato dal vivo all’interno di uno stacchetto televisivo e sono persino riuscite nell’impresa di eseguire passi di danza classica su una panchina mobile, contrastando la forza centrifuga in movimento.
“Binomio uomo colto / donna oggetto che crea l’immaginario di un intero Paese”
Il modello di donna proposto all’interno di Striscia la notizia non si esaurisce nella sola figura della Velina, simbolo dell’intrattenimento e del varietà, ma si estende a quello della conduttrice e delle inviate, spesso, vi assicuriamo, molto “scomode”. Quest’ultime, per citare solo alcuni esempi, affrontano realtà difficili e pericolose rischiando la propria vita, come nel caso di Stefania Petyx, in prima linea nella lotta alla mafia. Rajae Bezzaz, che cura tematiche sociali, si distingue per l’impegno nel contrastare i pregiudizi sulla donna nelle diverse culture, così come le disuguaglianze di genere e di classe. Rosaria Rollo, sempre a diretto contatto con i telespettatori, dà voce alle loro storie e problematiche quotidiane. In passato, Cristina Gabetti con la sua rubrica “Occhio allo spreco” si occupava di pratiche quotidiane per una vita sostenibile riducendo gli sprechi. Francesca Manzini, nota imitatrice e protagonista dei deepfake di Striscia, ha anche condotto diverse edizioni del programma. Proprio in veste di conduttrice, ha scelto di esibirsi in più stacchetti a fianco delle Veline in carica. I differenti ruoli che assumono le donne all’interno della struttura del programma talvolta si intrecciano e si completano, delineando un’immagine più complessa e di spessore, rispetto a quella da voi descritta. E sono tantissime le donne che negli anni hanno condotto Striscia: da Alba Parietti, la prima in coppia con Miss Coriandoli, a Vanessa Incontrada, da Maria De Filippi a Virginia Raffaele, da Elisabetta Canalis a Michelle Hunziker, da Mara Venier a Silvia Toffanin e tante altre ancora.
“Professionista ridotta di fatto a un elemento decorativo volto a catturare lo sguardo dello spettatore”
Scomode e di sicuro non in cerca di consenso maschile erano le Veline Elena Barolo e Maddalena Corvaglia. Barolo, trasformata – come già detto – nella “Velina di Montecristo”, rivelava vizi e vezzi di giornalisti, politici e personaggi dello spettacolo per vendicare tutte le sue colleghe additate come il male assoluto. A Paperissima Sprint Corvaglia conduceva una rubrica sul femminicidio e sul rispetto della donna in cui spiegava come difendersi dagli aggressori con la tecnica del Krav maga.
“Questa persistenza solleva una questione di natura culturale: la persona viene mostrata non per le sue capacità relazionali o intellettuali, ma come un oggetto visivo da consumare con gli occhi”
Nel concorso Veline, le candidate dovevano dimostrare di avere delle competenze, al contrario di quelle che gareggiavano per Miss Italia. Infatti, ogni aspirante Velina, per mostrare le proprie qualità ai giudici del concorso e al pubblico a casa, proponeva sul palco un’esibizione. Tutta farina del loro sacco: c’era chi cantava, chi dimostrava le proprie abilità con uno strumento musicale, chi recitava, ecc. ecc. Non avevano nessun “manuale di istruzioni”: decidevano loro in che modo e come dovevano presentarsi al grande pubblico! Peraltro, si vestivano e truccavano da sole: così potevano presentarsi sul palco sentendosi a proprio agio e sé stesse al cento per cento. E come dimenticare anche il fenomeno del programma Velone, dove donne over 65 sicuramente non venivano mostrate come oggetti visivi, bensì per le loro capacità ironiche e dirompenti? Ciò dimostra quanto superare i cliché rappresenti da sempre una delle mission di Striscia. Nella cui storia, precisamente nella stagione 2004/2005, c’è stata anche la Velina “curvy”. Ma anche ben cinque Velini: il primo nel 1992 è stato Edo Soldo, nel 2004 è toccato a Luca Maria Todini e nel 2013 ci fu addirittura una coppia di Velini, Elia Fongaro e Pierpaolo Pretelli. Infine, nella passata stagione, la coppia mista Gianluca Briganti e Beatrice Coari. Anche i conduttori, nel corso degli anni, si sono prestati allo scambio di ruoli diventando Velini. Bonolis e Laurenti avevano omaggiato, con uno stacchetto esilarante, le allora Veline in carica Canalis e Corvaglia, sedute dietro al bancone, a dimostrazione che a Striscia la notizia quello che lei chiama “schema” cambia eccome. In più occasioni il conduttore Sergio Friscia ha con grande entusiasmo sostituito le Veline assenti per motivi di salute. Prova lampante, questa, di quanto Striscia tenda da sempre a demolire gli stereotipi.
“Il punto non è giudicare le scelte individuali delle singole professioniste”
Non è per giudicare? Ci sembra che nella sua narrazione ci sia una condanna pesante che toglie dignità professionale alle Veline e non solo. Donne da lei descritte come “cornici”. Come abbiamo appena raccontato, per noi le Veline – e le donne in generale – non sono mai state “cornice”, ma valide professioniste. E soprattutto sono state “voce”, spesso fuori dal coro e d’esempio per tante altre donne.
“Liberare da ogni responsabilità gli editori, gli autori e i registi che disegnano i programmi”
Antonio Ricci, patron di Striscia la notizia, nelle sue interviste e nel suo libro Me Tapiro (Mondadori, 2017), non ha mai fatto mistero del fatto che a scegliere le Veline fossero la moglie e le figlie. Addirittura, nelle varie edizioni di Veline (2002-2012) a selezionare le ragazze c’era una giuria di giornalisti (uomini e donne) delle principali testate che cambiava di volta in volta per garantire l’imparzialità del concorso.
“L’industria dello spettacolo offre alle donne spazi di visibilità quasi esclusivamente subordinati all’esibizione del corpo, la ‘libera scelta’ si riduce all’adeguarsi a quell’unico standard pur di lavorare”
Eppure, lei evita di mostrare le immagini di altri media, come ad esempio i giornali o i social, dove le donne sono spesso ridotte ad attaccapanni!
A tal proposito ricordiamo i ripetuti tentativi della stampa sedicente progressista di ridurre le Veline a mere figure ornamentali. Al contrario, erano la parodia in “vera pelle” dei settimanali L’Espresso e Panorama, che da sempre utilizzavano in copertina donne poco vestite o completamente nude. Nel marzo 2011 Antonio Ricci annunciò che il concorso Veline non sarebbe stato realizzato e che Striscia avrebbe rinunciato alle sue due Veline. La scelta era legata alla richiesta che la Rai facesse a meno di Miss Italia, in onda su Raiuno, e che il Gruppo L’Espresso rinunciasse alle sue “veline” sui periodici D – la Repubblica delle Donne e Velvet, dove la dignità femminile veniva da tempo ridotta a mero elemento decorativo.
In caso contrario, sarebbero state riconfermate le Veline in carica Costanza Caracciolo e Federica Nargi. Si ricorda come andò a finire? L’anno seguente vennero riconfermate e diventarono le “Carline”, in onore di Carlo De Benedetti (all’epoca editore del Gruppo L’Espresso), fino al marzo 2012. Può trarre facilmente ogni conclusione.
“Pretendere che le professioniste dello spettacolo abbiano la dignità di un ruolo autonomo, una voce e uno spazio che non dipenda costantemente da un commento sul loro aspetto fisico”
Noi, come dimostra la lunga storia di Striscia, siamo consapevoli di tutto ciò già da ben prima del suo post, come dimostrato chiaramente in tutte le nostre 38 edizioni in cui il ruolo della Velina non è mai stato statico, bensì in continua evoluzione.
Inoltre, è stato per noi motivo di enorme vanto – oltre alla dimostrazione della potenza del linguaggio di Striscia e delle Veline stesse – quando nel 2004 lo Zingarelli inserì per la prima volta nel dizionario la nuova definizione di Velina: “Vallette addette alla consegna di comunicati durante una trasmissione televisiva”.
Se il sogno di tantissime ragazze italiane in tutti questi anni è rimasto quello di fare la Velina, dovrebbe interrogarsi sull’importanza sociale del fenomeno, tutt’altro che passeggero, anziché condannare chi ha intrapreso questo tipo di carriera.
Per completezza di informazione, ci teniamo a ricordarle che le Veline di Striscia la notizia in 38 anni non sono mai state coinvolte in nessun tipo di scandalo. Quello della Velina è un ruolo, sul cui peso semiologico ha scritto pagine importanti anche Umberto Eco nel saggio “Veline e silenzio”, contenuto nella raccolta L’era della comunicazione uscita con La Nave di Teseo: una lettura che ci sentiamo di consigliarvi. Già nel 2011, per rispondere a Il Corpo delle donne di Lorella Zanardo, la redazione di Striscia la notizia realizzò Il Corpo delle donne 2, contro-documentario provocatorio che dimostrava l’uso strumentale della figura femminile da parte della stampa (soprattutto del Gruppo L’Espresso) e ne provava la clamorosa ipocrisia. Le immagini erano talmente forti che YouTube lo censurò. Una versione “edulcorata” del documentario la può trovare a questo link.
Anche noi percepiamo un “profondo scollamento”, ma tra la realtà effettiva dei fatti, ampiamente dimostrata in 38 anni di Striscia, e le sue dichiarazioni. Spiace che sia proprio una donna ad accusare e attaccare una categoria, come quella delle Veline, che non solo ha rivoluzionato il linguaggio televisivo, ma che ha creato donne e professioniste di successo.
Cordiali saluti
L’ufficio stampa di Striscia la notizia
