Tra i cimeli più curiosi e discussi del Museo di Striscia la notizia spicca senza ombra di dubbio il celebre Tapiro di sale dedicato a Wanna Marchi. Un oggetto unico, nato da una delle consegne più movimentate di sempre: dopo numerose segnalazioni sul caso sollevato da Striscia riguardante le teleimbonitrici furbette, Valerio Staffelli tentò in ogni modo di recapitarlo, arrivando persino a lanciarlo da un elicottero prima di riuscire a incontrare di persona la Marchi e la figlia, Stefania Nobile. Rivediamo quella consegna storica:
Un Tapiro che racconta della mission di Striscia: quella di stare dalla parte dei più deboli, in questo caso i cittadini raggirati. Tutto partì infatti dalla segnalazione della signora Fosca Marcon nel 2001. La donna aveva ricevuto la telefonata del “mago” Do Nascimento che sosteneva di averla sognata e le offriva, dietro il pagamento di 300.000 lire, una quaterna vincente da giocare al Lotto. Da qui iniziano i servizi di Striscia sulla vicenda. Era il 27 novembre 2001.
Questo episodio, entrato nella storia del programma, è oggi raccontato e custodito nel Museo come simbolo dell’ironia, della satira ma soprattutto della capacità di fare inchiesta che da anni contraddistinguono Striscia. Visitare il Museo significa immergersi in storie come questa: tra inchieste, personaggi iconici e momenti indimenticabili della televisione italiana. Un’esperienza originale, capace di sorprendere e far sorridere. Scopri di più e organizza la tua visita. E’ possibile visitare il museo scrivendo a [email protected] o al numero 334 3044091. Possono inoltre visitare gratuitamente il museo anche scuole e università inviando richiesta a [email protected].

Torniamo al “caso Wanna Marchi”
La vincita promessa alla signora Marcon, chiaramente, non si è verificata. Tutta colpa del sale che Fosca Marcon aveva ricevuto insieme ai numeri da giocare e che non si era sciolto. Chiaro segno, secondo la centralinista contattata dal gancio del tg satirico, del fatto che Marcon fosse stata malocchiata. Malocchio che poteva essere annullato da Do Nascimento dietro il pagamento di quattro milioni di lire.
Striscia intervista le vittime della vicenda
Striscia aveva raccolto anche le testimonianze di altre vittime della vicenda. Come quella di una coppia a cui sono stati chiesti 35 milioni di lire. O quella di un ex collaboratore di Marchi e Nobile che riporta una frase che la prima era solita ripetere: «Ogni giorno per una Wanna Marchi si devono svegliare trenta co….ni da truffare».
Poi scattò la consegna del Tapiro che vi abbiamo mostrato.
Il “mago” Do Nascimento chiede scusa
C’è stato un terzo Tapiro (rigorosamente di sale) per Do Nascimento. Del “maestro di vita” si è occupato anche Jimmy Ghione che aveva assistito all’apertura da parte della Guardia di Finanza del container con gli oggetti personali che il “mago” brasiliano voleva spedire in patria. All’interno c’erano maschere tribali, pellicce e oggetti d’argento.
«Io non ho mai parlato con nessuno e non ho mai chiesto una lira», ha dichiarato Do Nascimento, raggiunto a Salvador de Bahia da Ghione, aggiungendo che la collaborazione con Wanna Marchi e Stefania Nobile era ormai conclusa. Dichiarandosi pentito di aver minacciato telefonicamente le vittime ha poi chiesto scusa agli italiani.
Testimonianze contro Wanna Marchi e Stefania Nobile
Durante il processo si sono aggiunte testimonianze alle testimonianze. Da chi ha sborsato 128 milioni per annullare un sortilegio alla donna lasciata dal marito fino ad arrivare a quella costretta a prostituirsi.
«Tutte le volte che sento persone che affermano “Ho telefonato a Wanna Marchi, ho dato i soldi a Wanna Marchi”, io mi sento morire. Nessuno ha mai dato i soldi a Wanna Marchi, sfido chiunque. Io non ho mai incassato una lira», spiegava. La sentenza definitiva del processo è arrivata nel 2008: nove anni e sei mesi a Wanna Marchi; nove anni, quattro mesi e nove giorni a Stefania Nobile; tre anni a Francesco Campana, il convivente della prima; un mese e venti giorni di reclusione a Mario Pacheco Do Nascimento, che andavano ad aggiungersi ai quattro anni già inflittigli nel maggio 2003 con rito abbreviato.
