Ecco l'estratto dell'intervista di Antonio Ricci in ricordo di Carlin Petrini.
«Mai come in questo momento, dove tutto è ingiusto e non è pulito, sembra impossibile che qualcuno anni fa abbia indicato la via mostrando che un mondo migliore, etico e sano, è possibile. Il ricordo di Carlin deve diventare un impegno a far sì che la fiamma che ha acceso con Terra Madre e Slow Food continui a divampare. E sono convinto che così sarà». E commosso Antonio Ricci, autore tv e padre di Striscia la Notizia e altri programmi di successo, nel ricordare Carlo Petrini a margine della commemorazione funebre sul prato dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo. È un’emozione felice per il tempo passato insieme. «Da quando ci conoscemmo nel “73 a Sanremo, al Club Tenco, non ci siamo mai persi», racconta. Lo stesso fondatore di Slow Food di recente aveva definito Ricci uno degli amici che frequentava di più insieme all’Archistar Renzo Piano.

Voi tre stavate lavorando anche su un’idea?
«Più di un idea, stavamo costruendo un progetto di resistenza e resilienza, quello dell’Orto rampante: 20 ettari di agricoltura eroica sulle terrazze di Alassio, fra erbe e uliveti. Ora che Carlin non c’è più cercheremo di proseguire».
Non era la prima volta che collaboravate.
«Pensi che ci sono state ben due sigle di Striscia dedicate a lui. La prima nel 2000: Formaggi selvaggi, in onore del festival “Cheese”. Cantava il Gabibbo: “Ma che felicità ci dà la biodiversità”. La seconda nel 2019 si intitolava Tempacci ed era stata pensata a sostegno dell’appello “Un albero in piu”, lanciato da Stefano Mancuso, Carlin Petrini, dal vescovo Domenico Pompili e dalla Comunità Laudato Sì. In questo caso il Gabibbo incitava perentoriamente il pubblico tutte le sere: “Con la CO2 così asfissiante, pianta tante piante”. Mi mancherà tanto, eravamo affini nel modo di pensare e nei valori. E sapevamo anche ridere. Facevamo certe “zingarate”..».
Ce ne racconti una.
«Tempo addietro abbiamo fatto un viaggio in Francia affittando un pulmino dorato, una vettura surreale. In un Autogrill ci fermarono delle persone incuriosite chiedendoci chi fossimo e Carlin rispose serio, come se stesse affermando l’ovvio, che eravamo il gruppo degli Abba…» (…)
L’intervista completa oggi in edicola sul Corriere della Sera.
Ecco le due sigle del Gabibbo dedicate a Carlin Petrini e citate da Antonio Ricci nell’intervista. Si tratta di “Formaggi selvaggi” e “Tempacci”.
