Sono state rese note le motivazioni con cui il giudice di Milano aveva, nel gennaio 2026, disposto il proscioglimento di Chiara Ferragni dall’accusa di truffa aggravata legata alle campagne commerciali solidali del “Pandoro Balocco” e delle uova di Pasqua.
Nel documento si evidenzia come i messaggi promozionali diffusi dall’influencer contenessero elementi ambigui o potenzialmente ingannevoli, in quanto suggerivano un legame diretto tra l’acquisto dei prodotti e le donazioni benefiche. Tuttavia, secondo il giudice, questi aspetti non sono sufficienti a configurare il reato di truffa aggravata. Viene inoltre richiamato il fatto che, pur in presenza di pubblicità ritenuta ingannevole anche dall’Antitrust, i consumatori non possono essere considerati soggetti “inermi”: “non può essere condivisa l’affermazione secondo la quale essere follower di un personaggio molto noto sui social network significhi divenire un suo seguace (alla stregua dei seguaci dei santoni delle sette religiose o spirituali), così determinando automaticamente in capo a quest’ultimo uno stato di debolezza fisica o psichica che comporti una limitazione della propria capacità di autodeterminarsi”.
Il procedimento si era già concluso a gennaio con il proscioglimento, anche per ragioni tecniche legate alla mancanza di querela dopo il ritiro delle denunce, elemento necessario per perseguire l’ipotesi di truffa semplice.
Antonio Ricci ci aveva visto lungo. Durante la conferenza di lancio della 38ª edizione di Striscia la notizia veniva mostrato un video del 19 settembre 2024 in cui l’ideatore del tg satirico aveva già previsto il proscioglimento di Chiara Ferragni:
