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«Veline bellissime ma mute»? Striscia la notizia risponde alle accuse di Io Donna

«Veline bellissime ma mute»? Striscia la notizia risponde alle accuse di Io Donna

«Veline bellissime ma mute»? Striscia la notizia risponde alle accuse di Io Donna

In un post pubblicato su Instagram, successivamente rimosso, il magazine Io Donna sosteneva che negli anni ’90 la televisione avesse imposto un modello di donna “bellissima ma muta”, indicando le Veline come simbolo di una presenza scenica priva di voce e autorevolezza. Un racconto che, secondo noi di Striscia la notizia, è fuorviante e finisce per sminuire il lavoro e la professionalità di decine di donne che, nel corso degli anni, hanno ricoperto ruoli ben più attivi all’interno del programma.
Di seguito, la replica inviata alla redazione del magazine femminile.

Gentile redazione,

abbiamo letto su Instagram il post dal titolo Anni ’90: quando la tv ci voleva bellissime. Ma mute e, dato che si tirano in ballo le Veline di Striscia la notizia – proprio in un’immagine di apertura “acchiappalike” – ci vediamo costretti a fornire alcune doverose precisazioni al fine di ristabilire la verità dei fatti.

Innanzitutto, è un peccato che sia proprio il magazine Io Donna – che per giunta si dichiara promotore dell’empowerment femminile – a discriminare delle ragazze che si impegnano ogni giorno in allenamenti, corsi di dizione e recitazione, facendo al meglio il loro lavoro.

Di seguito, punto per punto, rispondiamo.

«Il loro microfono era quasi sempre spento»

Vi proponiamo un rapido ripasso della storia del tg satirico di Antonio Ricci: le Veline parlano! Parlano durante le telepromozioni. E presentano anche. Nella maggior parte dei casi sono ballerine professioniste e mentre ballano non possono parlare, impresa che d’altra parte non sarebbe riuscita nemmeno a Carla Fracci. Le Veline Caracciolo e Nargi hanno condotto la rubrica “Svelate”, Elena Barolo ha rivestito il ruolo di inviata sotto copertura come “Velina di Montecristo”, le coppie Corvaglia/Canalis e Cioni/Frasca hanno anche condotto Striscia, mentre molte altre coppie di Veline hanno avuto parti dietro al bancone. Nargi e Caracciolo sono state, in contemporanea alla loro partecipazione a Striscia, le conduttrici dello spin off del programma dal titolo Le Nuove mostre. Per non parlare poi di Mikaela Neaze Silva e Shaila Gatta alla conduzione di Paperissima Sprint mentre erano ancora in carica sul bancone del tg satirico. Shaila e Mikaela hanno inoltre vestito i panni di inviate per la consegna del Tapiro d’oro Social a personaggi come Wanda Nara, i Dear Jack & Pierdavide Carone e Barbara d’Urso. Miriana Trevisan, Giorgia Palmas, Alessia Reato, Maddalena Corvaglia e Roberta Lanfranchi hanno condotto Paperissima Sprint.

Ma non finisce qui: nel corso degli anni, Striscia la notizia con le sue Veline ha saputo lanciare messaggi positivi e di grande attualità anche attraverso alcuni stacchetti. Dopo essere state bersaglio sui social di commenti razzisti legati alle loro origini, le Veline Shaila e Mikaela hanno risposto ballando sulle note di “Kashmir Kashmir” facendosi portavoce del messaggio: “Contro ogni razzismo balliamo canzoni”. Per sensibilizzare il pubblico sui rischi legati al cambiamento climatico è stato realizzato uno speciale stacchetto natalizio a tema estivo, simbolo del riscaldamento globale. A ulteriore dimostrazione del fatto che non sono soltanto belle, ma anche talentuose e versatili, va ricordato che le Veline hanno avuto molteplici occasioni per mettere in luce le proprie capacità artistiche e tecniche. Ludovica Frasca nel 2013 si è esibita più volte al pianoforte davanti al bancone di Striscia, interpretando magistralmente brani di Astor Piazzolla e Fryderyk Chopin. Altre Veline nei loro stacchetti si sono esibite ballando in apnea sott’acqua, hanno eseguito salti superiori ai due metri d’altezza, cantato dal vivo all’interno di uno stacchetto televisivo e sono persino riuscite nell’impresa di eseguire passi di danza classica su una panchina mobile, contrastando la forza centrifuga in movimento.

«Vedere ogni giorno donne “carine e mai scomode” ha creato un’abitudine collettiva: l’idea che l’autorevolezza non fosse un affare da donne»

Il modello di donna proposto all’interno di Striscia la notizia non si esaurisce nella sola figura della Velina, simbolo dell’intrattenimento e del varietà, ma si estende a quello della conduttrice e delle inviate, spesso, vi assicuriamo, molto “scomode”. Quest’ultime, per citare solo alcuni esempi, affrontano realtà difficili e pericolose rischiando la propria vita, come nel caso di Stefania Petyx, in prima linea nella lotta alla mafia. Rajae Bezzaz, che cura tematiche sociali, si distingue per l’impegno nel contrastare i pregiudizi sulla donna nelle diverse culture, così come le disuguaglianze di genere e di classe. Rosaria Rollo, sempre a diretto contatto con i telespettatori, dà voce alle loro storie e problematiche quotidiane. In passato, Cristina Gabetti con la sua rubrica “Occhio allo spreco” si occupava di pratiche quotidiane per una vita sostenibile riducendo gli sprechi. Francesca Manzini, nota imitatrice e protagonista dei deepfake di Striscia, ha anche condotto diverse edizioni del programma. Proprio in veste di conduttrice, ha scelto di esibirsi in più stacchetti a fianco delle Veline in carica. I differenti ruoli che assumono le donne all’interno della struttura del programma talvolta si intrecciano e si completano, delineando un’immagine più complessa e di spessore, rispetto a quella da voi descritta.

«Presenza scenica, assenza di voce»

Così come “carine e scomode” erano le ex Veline Elena Barolo e Maddalena Corvaglia. Barolo, trasformata – come già detto – nella “Velina di Montecristo”, rivelava vizi e vezzi di giornalisti, politici e personaggi dello spettacolo per vendicare tutte le sue colleghe additate come il male assoluto. A Paperissima Sprint Corvaglia conduceva una rubrica sul femminicidio e sul rispetto della donna in cui spiegava come difendersi dagli aggressori con la tecnica del Krav maga.

«Un modello ripetuto all’infinito diventa invisibile»

Vi sbagliate anche qui: nella storia di Striscia la notizia, precisamente nella stagione 2004/2005, c’è stata anche la Velina “curvy”. Il suo nome è Emanuela Aurizi e, oltre a essere molto simpatica, è stata una ballerina bravissima. Abbiamo anche avuto ben cinque Velini: il primo nel 1992 è stato Edo Soldo, nel 2004 è toccato a Luca Maria Todini e nel 2013 ci fu addirittura una coppia di Velini, Elia Fongaro e Pierpaolo Pretelli. Infine, nella passata stagione, la coppia mista Gianluca Briganti e Beatrice Coari. Anche i conduttori, nel corso degli anni, si sono prestati allo scambio di ruoli diventando Velini. Bonolis e Laurenti avevano omaggiato, con uno stacchetto esilarante, le allora Veline in carica Canalis e Corvaglia, sedute dietro al bancone, a dimostrazione che – contrariamente a quanto scrivete – le Veline non “occupavano solo uno spazio senza mai disturbare il conduttore”. In più occasioni il conduttore Sergio Friscia ha con grande entusiasmo sostituito le Veline assenti per motivi di salute. Prova lampante, questa, di quanto Striscia tenda da sempre a demolire gli stereotipi.

«Oggi guardiamo indietro non per condannare», «Quando una donna smette di essere “cornice” e diventa “voce”, cambia l’intera storia»

Non è per condannare? Ci sembra che nella vostra narrazione ci sia una condanna pesante che toglie dignità professionale alle Veline e non solo. Donne da voi descritte come “cornice”. Come abbiamo appena raccontato, per noi le Veline – e le donne in generale – non sono mai state “cornice”, ma valide professioniste. E soprattutto sono state “voce”, spesso fuori dal coro e d’esempio per tante donne.

«Era uno sguardo maschile costruito per un pubblico maschile. Il nostro valore dipendeva da quanto riuscivamo a compiacere chi ci guardava»

Antonio Ricci, Antonio Ricci, patron di Striscia la notizia, nelle sue interviste e nel suo libro Me Tapiro (Mondadori, 2017), non ha mai fatto mistero del fatto che a scegliere le Veline fossero la moglie e le figlie. Addirittura, nelle varie edizioni di Veline (2002-2012) a selezionare le ragazze c’era una giuria di giornalisti (uomini e donne) delle principali testate che cambiava di volta in volta per garantire l’imparzialità del concorso.

«Non era solo tv. Era un manuale di istruzioni su come dovevamo essere. La competenza era un accessorio, la bellezza un requisito»

Proprio nel concorso Veline, le candidate dovevano dimostrare di avere delle competenze, al contrario di quelle che gareggiavano per Miss Italia. Infatti, ogni aspirante Velina, per mostrare le proprie qualità ai giudici del concorso e al pubblico a casa, proponeva sul palco un’esibizione. Tutta farina del loro sacco: c’era chi cantava, chi dimostrava le proprie abilità con uno strumento musicale, chi recitava, ecc. ecc. Non avevano nessun “manuale di istruzioni”: decidevano loro in che modo e come dovevano presentarsi al grande pubblico! Peraltro, si vestivano e truccavano da sole: così potevano presentarsi sul palco sentendosi a proprio agio e sé stesse al cento per cento.

«Certi schemi si sono radicati così profondamente da sembrarci naturali. Riconoscerli è l’unico modo per smontarli»

A corredo di questa frase ostentate l’immagine di un televisore ed evitate di mostrare quelle di altri media, come ad esempio i giornali, dove le donne sono spesso ridotte ad attaccapanni!

A tal proposito ricordiamo che, nonostante il tentativo della stampa sedicente progressista di ridurle a mere figure ornamentali, le Veline di Striscia sono tutt’altro che donne-oggetto. Al contrario, erano la parodia in “vera pelle” dei settimanali L’Espresso e Panorama, che da sempre utilizzavano in copertina donne poco vestite o completamente nude.

Nel marzo 2011 Antonio Ricci annunciò che il concorso Veline non sarebbe stato realizzato e che Striscia avrebbe rinunciato alle sue due Veline. La scelta era legata alla richiesta che la Rai facesse a meno di Miss Italia, in onda su Raiuno, e che il Gruppo L’Espresso rinunciasse alle sue “veline” sui periodici D – la Repubblica delle Donne e Velvet, dove la dignità femminile veniva da tempo ridotta a mero elemento decorativo.

In caso contrario, sarebbero state riconfermate le Veline in carica Costanza Caracciolo e Federica Nargi. Vi ricordate come andò a finire? L’anno seguente vennero riconfermate e diventarono le “Carline”, in onore di Carlo De Benedetti (all’epoca editore del Gruppo L’Espresso), fino al marzo 2012. Potete trarre facilmente ogni conclusione.

«Non siamo più solo “figure da guardare”: siamo noi a raccontare la storia. Oggi sappiamo che non siamo decorazioni. E questa consapevolezza cambia tutto»

Meglio tardi che mai. Noi, come dimostra la lunga storia di Striscia, siamo consapevoli di tutto ciò già da ben prima, come dimostrato chiaramente in tutte le nostre 38 edizioni.

Inoltre, è stato per noi motivo di enorme vanto – oltre alla dimostrazione della potenza del linguaggio di Striscia e delle Veline stesse – quando nel 2004 lo Zingarelli inserì per la prima volta nel dizionario la nuova definizione di Velina: “Vallette addette alla consegna di comunicati durante una trasmissione televisiva”.

Se il «sogno di tantissime ragazze italiane” in tutti questi anni è rimasto quello di fare la Velina, dovreste interrogarvi sull’importanza sociale del fenomeno, tutt’altro che passeggero, anziché condannare chi ha intrapreso questo tipo di carriera.

Per completezza di informazione, ci teniamo a ricordarvi che le Veline di Striscia la notizia in 38 anni non sono mai state coinvolte in nessun tipo di scandalo. Quello della Velina è un ruolo, sul cui peso semiologico ha scritto pagine importanti anche Umberto Eco nel saggio “Veline e silenzio”, contenuto nella raccolta L’era della comunicazione uscita con La Nave di Teseo: una lettura che ci sentiamo di consigliarvi. Già nel 2011, per rispondere a Il Corpo delle donne di Lorella Zanardo, la redazione di Striscia la notizia realizzò Il Corpo delle donne 2, contro-documentario provocatorio che dimostrava l’uso strumentale della figura femminile da parte della stampa (soprattutto del Gruppo L’Espresso) e ne provava la clamorosa ipocrisia. Le immagini erano talmente forti che YouTube lo censurò. Una versione “edulcorata” del documentario la potete trovare di seguito:

Cordiali saluti

L’ufficio stampa di Striscia la notizia

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