Le parole toccanti di Gianni Rodari sulla guerra vengono cantate/rappate da un artista biancovestito, in un tripudio di danzatori che creano con i loro corpi una “colomba della pace“. Ma l’artista rimasto anonimo è in realtà un personaggio ben riconoscibile sotto il profilo della voce, dell’estetica e delle prese di posizione (a favore della Palestina, ad esempio). Parliamo infatti di Ghali, cantautore italiano di origini tunisine sul quale è sceso il silenzio più totale durante la telecronaca firmata Petrecca – il direttore di RaiSport criticatissimo per errori e gaffe – la sera dell’inaugurazione delle Olimpiadi.
Un’ipotetica “censura” o marcata smemoratezza che è risaltata in modo lampante, visto che Ghali si era espresso in modo esplicito, prima ancora dell’esibizione, per la mancata autorizzazione a recitare la poesia Promemoria anche in arabo oltre che in italiano, francese e inglese.
L’artista, nato a Milano nel 1993, avrebbe anche voluto cantare l’inno di Mameli, ma il comitato organizzatore ha scelto di affidarlo invece a Laura Pausini.
A cerimonia conclusa, il ministro Matteo Salvini – che era stato in passato oggetto delle critiche di Ghali – ha ironizzato sulla questione “inno” usando un meme di tifosi della Lazio («Oh nooo») e commentando con sarcasmo in questo modo: «Penso dormiremo bene lo stesso…».
Ghali su Instagram ha invece scritto queste parole il giorno dopo la diretta: «Pace? Armonia? Umanità? Non ho sentito niente di tutto questo ieri sera…».
