La Procura di Milano ha disposto un decreto urgente di controllo giudiziario su Foodinho Srl, società italiana di Glovo, dopo alcuni accertamenti che avrebbero evidenziato presunte condizioni di sfruttamento dei lavoratori. I 40mila rider del food delivery (circa 2mila a Milano) percepirebbero retribuzioni in molti casi inferiori (fino al 76,95%) alla soglia di povertà. L’articolo cardine della Costituzione per quanto riguarda questo tema è il 36: “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”.
Sulle condizioni dei lavoratori del comparto food delivery sono numerosi i servizi di Striscia: nel novembre e nel dicembre 2024 Luca Abete ci ha mostrato le condizioni di tanti ciclo-fattorini che lavorano per 120-150 euro a settimana, non hanno contratto né coperture assicurative, utilizzano i propri scooter e, se capita loro qualcosa, non ricevono indennizzi.
Anche Rajae Bezzaz ha gettato nuova luce sul mondo dei rider che lavorano per le piattaforme di delivery e di chi sfrutta immigrati privi di documenti, facendoli lavorare sotto profili falsi e intascando una percentuale sui guadagni.
Nel primo servizio Rajae fa riferimento a un altro servizio di Striscia, realizzato da Max Laudadio, sui rider senza permesso di soggiorno.
Tornando alla notizia di cronaca su Glovo/Foodinho riportata da molti quotidiani, va detto che l’amministratore unico Pierre Miquel Oscar e la società sono indagati per caporalato.
Le retribuzioni risulterebbero in molti casi inferiori fino all’81,62% rispetto ai minimi dei contratti collettivi nazionali, come riporta Qui Finanza. “Nel 75% dei casi mancherebbero circa 5.000 euro lordi annui per raggiungere il reddito minimo considerato sufficiente a garantire una vita dignitosa, come emergerebbe dall’analisi dei Carabinieri. L’87,5% degli intervistati percepirebbe salari inferiori a quelli stabiliti dai contratti collettivi nazionali”. In alcuni casi arriverebbero a guadagnare “fino a 12.000 euro in meno rispetto a quanto previsto dai contratti” prosegue la testata giornalistica.
Il titolare dell’azione giudiziaria è il pm di Milano Paolo Storari che da anni porta avanti inchieste sulle condizioni di lavoro in provincia di Milano e altrove.
