Mahsa Amini fu uccisa a Teheran perché non indossava correttamente il velo: venne arrestata e picchiata violentemente al punto che la giovane curda iraniana morì per le percosse subite, tre giorni dopo. Un’ondata di indignazione e proteste si scatenò in tutto il mondo: le donne e gli uomini che si riunirono in Iran per alzare la loro voce contro il regime di Teheran e la cosiddetta “polizia morale” rischiarono a loro volta la vita. E una manifestazione fu organizzata di fronte all’ambasciata iraniana di Roma nel febbraio di quattro anni fa.
L’inviata di Striscia Rajae Bezzaz vi partecipò aderendo al gesto simbolico di tagliarsi una ciocca di capelli: un’iniziativa per sensibilizzare sulla libertà di scelta femminile nel grande Paese del Medio Oriente e sulla negazione dei diritti. Le interviste di Rajae andarono in onda nel servizio del 29 settembre 2022.
Dopo la morte di Mahsa le proteste, la disobbedienza civile e la resistenza al regime crebbero al grido di “Donna, vita, libertà”.
Nei giorni dell’anniversario di quella barbara uccisione, nel settembre scorso, la testata Linkiesta riferiva che in Iran quel periodo erano già state giustiziate 927 persone (nel corso del 2025, in meno di nove mesi): quasi il doppio rispetto al 2024. Entro la fine dell’anno scorso il numero dovrebbe essere tristemente salito, fino a superare la cifra di 1500 uomini e donne giustiziati, dalle stime dell’Alto commissariato Onu per i Diritti Umani.
