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Antonio Ricci e la famiglia di Striscia la notizia ricordano Philippe Daverio

Con Elena, la moglie di Philippe, mi sentivo spesso perché, animalista convinta, mi segnalava per Striscia maltrattamenti a povere bestiole. Venni incidentalmente a sapere da lei che Philippe era stato tagliato fuori dalla televisione. Un editto bulgaro, accettato in silenzio da Daverio, al quale il ruolo della vittima piangina certo non si addiceva. Mi sembrava scandaloso che un intellettuale di tale spessore non potesse avere il suo spazio, soprattutto sulla tv di Stato a cui aveva sempre garantito programmi di grande qualità e successo. Così, per riparare ad un’ingiustizia, nella grande famiglia di Striscia arrivò “Muagg – Il museo aggratis”, la vera rubrica formato famiglia: Philippe conduceva, il figlio Sebastiano faceva la regia e la moglie Elena continuava la sua infaticabile attività di tessitrice. Conoscevo Philippe da quando aveva la galleria d’arte in via Montenapoleone, ma cominciammo a collaborare circa 20 anni fa.

Volle il Gabibbo per la trasmissione di Rai3 Passepartout, facendogli commentare tra le sale di Palazzo Reale a Milano la mostra su Picasso. Elevò il pupazzone rosso a “terzo genovese più famoso del mondo” dopo Colombo e Picasso. Tempo dopo ci fece sentire tutta la sua autorevolezza di critico e storico dell’arte affiancandoci nella battaglia contro le torri, progettate dall’architetto Consuegra, che avrebbero devastato il centro storico di Albenga.


Dopo i grattacieli lo coinvolsi anche come cantante facendogli registrare la sigla di Cultura Moderna. Una complicità basata su un comune senso dell’ironia. Philippe parlando del “Muagg – Il museo aggratis” sosteneva “Questo progetto è ironico nel suo significato antico. L’ironia era un metodo della maieutica. Consiste nello spostare il punto di vista. Per chi si occupa di comunicazione artistica diventa una chiave molto interessante”.

Un progetto che mostrando le bellezze “aggratis” dell’Italia, teoricamente poteva non avere mai fine. Teoricamente, purtroppo.