La cyberguerra in Medio Oriente è diventata negli ultimi anni una componente centrale dei conflitti regionali, come dimostrano i recenti sviluppi del tragico conflitto che sta imperversando nell’area. Non si tratta solo di attacchi informatici isolati, ma di vere e proprie operazioni militari digitali condotte da Stati, servizi segreti e gruppi affiliati per sabotare infrastrutture, raccogliere informazioni o fare propaganda. Tanti e diversificati i sistemi attraverso i quali il digitale viene impiegato come strumento di guerra.
Il nostro MCC, ad esempio, ci raccontava il conflitto tra Russia e Ucraina da questa prospettiva e analizzava il ruolo del “digital” in tempo di guerra: dalle criptovalute alla blockchain passando per gli interventi hacker su larga scala.
Gli “Zero Day”. Marco Camisani Calzolari ci raccontava di altri strumenti potenzialmente utilizzabili in queste situazioni. Ci parlava degli “Zero Day”, cioè delle falle di sicurezza che fanno gola a chi produce software-spia per carpire dati e poi venderli a governi di altri Paesi o a privati:
E poi gli immancabili attacchi hacker. Qui MCC ci parlava del maxi-attacco hacker a E-Price, con il quale i dati trafugati di 7 milioni di utenti erano stati messi in vendita sul dark web:
