Da qualche giorno il Parlamento ha approvato una novità importante per i pagamenti elettronici: non sarà più necessario conservare le ricevute cartacee dei POS. Una nuova norma, approvata nell’ambito del decreto PNRR, stabilisce che gli estratti conto bancari potranno sostituire completamente le ricevute come prova di pagamento.
In pratica, cittadini e imprese potranno utilizzare direttamente i documenti rilasciati da banche o app di home banking (anche in formato digitale) per dimostrare le transazioni effettuate con carta. La semplificazione elimina l’obbligo di conservare migliaia di scontrini POS, soprattutto per attività con molti pagamenti giornalieri. Tuttavia, restano alcune condizioni: gli estratti conto devono riportare dati dettagliati (data, importo, beneficiario) e vanno conservati per almeno 10 anni.
Attenzione però: la ricevuta POS non è mai stata un documento fiscale. Per detrazioni o contabilità restano indispensabili fatture e scontrini. E quello del contrasto all’evasione fiscale è, da sempre, un cavallo di battaglia di Striscia. Il tg satirico aveva addirittura documentato delle vere e proprie lezioni di “nero” impartite da alcuni rivenditori di registratori di cassa ai propri clienti. Nel servizio del gennaio 2024, Max Laudadio ci portava a Milano:
Il 31 gennaio 2024 Moreno Morello e Riccardo Trombetta, proseguivano con l’inchiesta tra Padova e Roma. Le lezioni per eludere il fisco continuavano:
Cosa ne pensavano i nostri politici? Jimmy Ghione era andato a sondare di persona:
Qui vi proponiamo invece dei casi particolari in cui, a non emettere regolare scontrino, sono strutture che, più delle altre, dovrebbero avere una certa etica. Jimmy Ghione, nel maggio del 2025, ci portava a Napoli per parlarci del bar della dogana sito all’interno del porto. Un’attività che, pur trovandosi a due passi dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e dalla caserma della Guardia di Finanza, non emetteva sempre gli scontrini…
Eravamo poi andati a chiedere spiegazione direttamente alla Guardia di Finanza:
Luca Abete invece ci portava all’interno di alcuni punti ristoro di diversi istituti scolastici che pare non fossero molto abituati ad emettere scontrini fiscali ai clienti, studenti e personale scolastico:
