Ecco un estratto dell'intervista di Renato Franco ad Antonio Ricci, pubblicata venerdì 23 gennaio 2026 su Sette, il settimanale del Corriere della Sera
C’è stato un attimo in cui ha pensato che Striscia la notizia potesse sparire dal palinsesto?
«È sempre stata un’ipotesi impensabile, se non da chi credeva nell’assurdità di una macchinazione tafazzista. Mi vanto di dire che comunque Striscia – anche la scorsa stagione – è stata la trasmissione più vista di Canale 5, dopo quelle di Maria De Filippi. Quale mente perversa poteva pensare a un’abolizione di Striscia se non semplicemente per fare polemica?». (…)

Da lì è arrivata la proposta di Mediaset di fare le prime serate.
«Uno dei problemi di Canale 5 è sempre stato la prima serata. Problema parzialmente risolto adesso allungando l’access anche se è imprevedibile quanto possa durare questa soluzione». (…)

Almeno sarà un po’ dispiaciuto.
«No, perché sono troppo pragmatico. Io non ho mai chiesto niente. Se mi propongono di fare Striscia la faccio. Se servono dei prime time sono pronto. Se si tratta di tamponare Don Matteo, la fiction più forte della Rai, non posso mica tirarmi indietro». (…)

I ritmi e l’anima della “nuova” Striscia sono da varietà: la grande orchestra guidata da Demo Morselli, la novità degli ospiti.
«Gli ospiti non entrano a ripetere sé stessi o a raccontare le sfighe della loro vita, ma entrano a giocare, come ha fatto Del Piero che si è presentato per il ruolo da Capitan Ventosa. Il varietà in fondo lo faccio fin dai tempi di Fantastico con Beppe Grillo». (…)

Gerry Scotti va sul basso e raccatta facilmente con La Ruota della Fortuna?
«Quella è un altro tipo di trasmissione che richiede un’attenzione diversa, Gerry Scotti è bravissimo».
Se l’aspettava un exploit così?
«Nessuno se l’aspettava in questi termini. Infatti ci avevano chiesto di essere pronti a subentrare a Gerry Scotti a metà ottobre se avesse fallito».
Poi cosa è successo?
«Che la Rai non si è accorta che il programma di Gerry è partito a luglio. Bastava tamponare con Pino Insegno, mettere un quiz contro un altro quiz. Invece hanno dormito e hanno fatto crescere la valanga. Quando sono partiti con Affari Tuoi si sono trovati davanti a un muro fatto e finito, invalicabile. Gerry Scotti sta andando da dio e giustamente è stato lasciato lì». (…)

L’ultimo fuorionda, su Giambruno, fece il giro del mondo.
«Pier Silvio mi ha detto che gli ho tolto dieci anni di vita. Ma del resto cosa avrei dovuto fare?».
Con Pier Silvio Berlusconi non ha avuto nessuna discussione?
«Non c’è stato alcun tipo di frizione. Se interessa la mia trasmissione la faccio. Se non interessa va bene lo stesso. Non ho esclusiva».
Che rapporto avete?
«In tutta la mia vita non l’ho mai visto cinque minuti a quattr’occhi».
Non si fida lui a stare da solo con lei? O il contrario?
Sogghigna. «Penso che sia meglio così: meglio che ci sia sempre un testimone».

Stefano De Martino adesso non è più il competitor da affrontare.
«Io sono sempre stato mosso dall’idea di rinnovare, non di invecchiare. Stefano l’avevo preso per Striscia. Ho il suo messaggio: vengo con Herbert Ballerina».
Amadeus ha rovesciato il tavolo: se ne è andato e vi ha fregato.
«In realtà c’è ancora un punto misterioso perché avevo raggiunto l’accordo con De Martino a ottobre e Amadeus è andato via dalla Rai mesi dopo».
Cosa è successo?
«Quando c’è di mezzo Beppe Caschetto (il manager di molte star della tv, ndr) ci sono dietro pensieri diabolici che per noi umani — o disumani, come nel mio caso — non sono sondabili. Poi quando Amadeus se ne è andato dalla Rai, chiaramente si è indebolita l’offerta di Mediaset».

La svolta è comunque epocale: da appuntamento quotidiano a settimanale (ogni giovedì) in 5 puntate. È un format che si era usurato?
«Il problema di Striscia è essere troppo poco vecchia: è la trasmissione più moderna, più attuale del panorama televisivo italiano e sfido chiunque a dire il contrario. Solo l’anno scorso abbiamo sperimentato più di venti rubriche nuove con tanti nuovi inviati. Siamo stati i primi a introdurre i deepfake, facciamo educazione digitale, siamo oltre, siamo troppo veloci, poniamo troppi problemi, diciamo cose che necessitano di un ragionamento in un momento complicato vista la difficoltà a trovare un pubblico che nel frattempo è migrato da altre parti».

Una sliding door. De Martino è quello che ha pugnalato quasi a morte Striscia.
«La Rai aveva due esigenze: lanciare il personaggio De Martino e ammazzare Amadeus, quindi ha messo in piedi una delle edizioni più taroccate di Affari Tuoi. E non lo dico io, lo dicono gli statistici: anche uno che ha fatto le elementari inorridisce perché non era mai successa una cosa del genere con i pacchi alti sempre alla fine e vincite da centinaia di migliaia di euro».
Ora Affari Tuoi insegue. Fa più fatica
«Per me non ancora. Ma tra un po’ dovranno cambiare i pacchi con un altro gioco. Nel frattempo mi colpisce sempre che nessuno s’indigni che la tv di Stato promuova un gioco che induce all’azzardo in una maniera così prepotente: è l’oppio dei poveri».

Su Zelig
«Volevo dirti che sono contento del risultato di Zelig perché vuol dire che ci sono ancora tre milioni di spettatori che apprezzano la comicità. Non siete riusciti a eliminarli».

La politica che sentimenti le suscita?
«Ormai la pace dei sensi. Ai politici se gli dici le cose peggiori sono contenti. Ti vengono a cercare. L’importante è apparire in televisione. L’anno scorso abbiamo sperimentato un nuovo modello di satira. Li facevamo prendere a calci negli stinchi da un bambino (finto figlio della Boccia). Una novità totale nel campo della satira». (…)
Qual è il tratto umano che più le dà fastidio? La stupidità, la superbia, la presunzione?
«Sono sinonimi, che metto insieme in una parola: ipocrisia. Che l’ipocrisia sia il carattere dominante del nostro tempo mi pare evidente, la lotta di Striscia – persa in partenza e quindi più nobile – è sempre andata in questa direzione».

Immagino che però ci possa essere Baglioni in quella schiera. Non si è pentito dell’«accanimento» su di lui?
«Ma è lui che deve pentirsi, deve pentirsi amaramente, per il pubblico e per gli autori da cui ha attinto» (…)
Si dice che il genio è anche quello di andare a pescare e rimescolare il già fatto.
«Assolutamente. L’arte come atto di saccheggio è nobile, ma denunciandolo, rendendolo pubblico. Non esiste che denunci chi invece te lo fa notare: questa è arroganza liberticida. Noi continueremo così, ad azzannargli la caviglia molliccia e botulinata finché non chiederà scusa».

In questa stanza esiste il famoso cassetto dove ha tutti i segreti che tiene come sua assicurazione?
Si guarda in giro sornione. «Ci ho pensato quando ho visto Signorini dalla Fagnani che diceva che tutto ha un prezzo. Io ho pensato lungamente al prezzo che potrei tirar su con tutti i segreti che custodisco. E non riesco a immaginare niente che valga più di 15 euro».

Chi è più affidabile tra Signorini e Corona?
«Io penso che se organizzassero una gara ne uscirebbe un evento a livello mondiale, con scommesse clamorose. La certezza che avrei è che comunque il risultato sarebbe falsato. In entrambi i casi si gioca falso». (…)

Umberto Eco diceva invece che lei ha una mente criminale. Secondo me per lei è un complimento.
«Certo che è un complimento, perché non voglio che scoprano l’uomo pacioccone che sono. E poi non mi piace il termine cattivo, perché cattivo in latino – captivus – significa prigioniero: io non mi sento prigioniero. Tutto quello che vorrei è essere libero. Però poi, chiaramente, la tua libertà si scontra con chi non la sopporta e vuole limitarti». (…)

Nel suo staff c’è qualcuno che la critica?
«In giro esistono staff molto nordcoreani. Io però ho sempre avuto ben presente il pericolo di non essere sottoposto a critica e autocritica. A volte sopperisco con dei trabocchetti: propongo ai miei collaboratori robe finte e di poco valore per vedere se abboccano». (…)

La sua personale hit parade degli ipocriti nel mondo della tv?
«Non ho una personale hit parade perché è giusto che ognuno faccia le sue scoperte. Ma il mondo della televisione è anche quello più facile da decodificare e condannare, qui girano i più pollastri. Non si nascondono, vedi quello che stanno facendo. Non è come il Vaticano dove ti dicono che c’è un Dio da adorare e devi passare attraverso di loro per arrivarci». (…)

Leggi l’intervista integrale in edicola fino a giovedì 29 gennaio 2026.

