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Cyberbullismo, dai servizi di Striscia a “Unknown Number”, il documentario shock di Netflix

Cyberbullismo, dai servizi di Striscia a “Unknown Number”, il documentario shock di Netflix

Cyberbullismo, dai servizi di Striscia a “Unknown Number”, il documentario shock di Netflix

Numero sconosciuto: uno scandalo di cyberbullismo (in originale Unknown Number: The High School Catfish) ed è il docufilm prodotto da Netflix che racconta uno scandalo che ha sconvolto gli Stati Uniti: un documentario che tiene attaccati allo schermo senza un plot thriller. La vicenda coinvolge persone “normalissime”: i bersagli sono Lauryn e Owen, lei e lui, la «coppia d’oro» della scuola trascinata in un vortice di insulti, minacce, istigazioni al suicidio («Ucciditi subito, stronza»).

Il cyberbullismo è un fenomeno che ha proporzioni sempre più ampie ma da anni Striscia la notizia informa i cittadini di ogni età, in modo tale che conoscano sistemi e mezzi per contrastarlo, comprese app, siti e figure educative e professionali capaci di intervenire.

Tornando alla notizia relativa a Unknown Number: The High School Catfish, firmato da Skye Borgman, il documentario illustra un caso protrattosi per un anno e mezzo. Per parlarne dobbiamo proseguire con lo spoiler, come ha fatto il critico televisivo Aldo Grasso nella sua rubrica A fil di rete sul Corriere della Sera.

«Che angoscia! C’era una volta la provincia americana dei filari di mais e delle staccionate bianche, quella dove – si diceva con un filo di compiacimento – “non succede mai nulla”. Quel mondo non esiste più, spazzato via non da un tornado del Midwest, ma da un’applicazione per smartphone capace di generare numeri seriali e veleni profondi». Il docufilm «ci trascina a Beal City, Michigan, in un incubo che ridefinisce il concetto di prossimità del male». E, pur non trattandosi di fiction ma di vita vera, la storia si sviluppa fino a una scoperta inimmaginabile da parte dell’FBI, «dopo un anno di indagini e vite devastate». Non solo un colpo di scena ma «un trauma antropologico. Lo stalker non è un compagno di classe geloso, ma Kendra Licari, la madre di Lauryn».

Lasciando questo racconto – che ci si augura rappresenti solo un episodio raro – torniamo ai fenomeni più frequenti, in ogni caso da non trascurare perché alcune vicende possono avere strascichi e conseguenze delicatissimi, se non tragici. Ecco perché l’informazione e il rafforzamento del senso di comunità (e di responsabilità sociale) possono aiutare. Marco Camisani Calzolari ci raccontava di come un ragazzo su due tra gli 11 e i 17 anni rimanesse vittima di bullismo (in 1 caso su 5 tramite Internet) già nel 2019. Ma i numeri sono purtroppo in crescita.

MCC spiega in quest’altro video quali possono essere le dinamiche che si innescano nelle chat di gruppo e come comportarsi di fronte al cyberbullismo via Whatsapp.

Una forma di bullismo digitale è senz’altro, con conseguenze tavolta drammatiche, il revenge porn: MCC e Polizia Postale hanno collaborato insieme per la campagna Cyber Hygiene.

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