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Lezione di Vittoria Ricci al Master di Giornalismo Iulm: «Striscia la notizia: dalla satira alla notizia. Il linguaggio che ha cambiato la TV»

Lezione di Vittoria Ricci al Master di Giornalismo Iulm: «Striscia la notizia: dalla satira alla notizia. Il linguaggio che ha cambiato la TV»

Lezione di Vittoria Ricci al Master di Giornalismo Iulm: «Striscia la notizia: dalla satira alla notizia. Il linguaggio che ha cambiato la TV»

Smontare i meccanismi della televisione, svelare le finzioni dell’informazione e insegnare a riconoscere le fake news. È questo il cuore della lezione tenuta da Vittoria Ricci al Master Universitario biennale di primo livello in Giornalismo alla Iulm, dove la curatrice del Museo di Striscia la notizia ha ripercorso storia, linguaggio e ruolo del tg satirico ideato da Antonio Ricci.

La nascita di Striscia: satira contro il monopolio dell’informazione dei tg
Striscia nasce 38 anni fa come “controcanto” e parodia dei telegiornali tradizionali, quando l’informazione televisiva era ancora fortemente centralizzata. Prima della nascita di Studio Aperto e del TG5, dopo l’entrata in vigore della legge Mammì, «c’era stata un’anticipazione in chiave di satira e di controinformazione» come ricorda Nanni Delbecchi, docente del corso Critica del giornalismo tv, riferendosi alla “creatura” di Antonio Ricci. La sua intuizione fu che «poche cose come il telegiornale – tutto impettito e asservito a un bisogno istituzionale – si prestavano così bene a essere prese in giro». E Vittoria Ricci: «Nulla meglio del circo ci rappresenta: Striscia è un programma dichiaratamente satirico».

La “genesi” di Striscia negli anni Settanta: la controinformazione di Antonio Ricci
La prima puntata di Striscia (7 novembre 1988) andò in onda su Italia 1, durava 7 minuti e si chiamava Giornale Radio – spiega Vittoria – «perché le parole erano più importanti delle immagini. Antonio Ricci ebbe l’idea di fare Striscia negli anni ’70, detti gli Anni di Piombo, nel periodo della strage di Piazza Fontana. La Rai aveva il monopolio dell’informazione. Vedendo che il Tg1 con Bruno Vespa incolpava della strage l’anarchico Valpreda – mentre in realtà era di matrice neofascista –, lui si chiese: “Come è possibile che nessuno dia un’altra versione dei fatti?” E quindi iniziò a maturare l’idea di fare un programma di infotainment. Mio padre ha dichiarato in più occasioni che il suo scopo principale a Striscia era quello di battere la comicità di Bruno Vespa e di non esserci mai riuscito!».

Il principio guida: il dubbio contro la “verità” televisiva
Vittoria si è laureata nella stessa università frequentata dagli studenti che l’ascoltano, dove ha studiato Relazioni Pubbliche e Pubblicità con una tesi in Economia Politica dal titolo «La crisi del mercato musicale e la promozione del download legale». La relatrice spiega come al centro della filosofia del tg satirico ci sia il dubbio, vero padre di Striscia, cui si accompagna la diffidenza-insofferenza per tutto ciò che è dogmatico e calato dall’alto. «La televisione non è pericolosa quando si mostra dichiaratamente come varietà e intrattenimento. Il tg, invece, si erge a bocca della verità: lo spettatore è indifeso di fronte alla costruzione a tavolino delle notizie che spettacolarizzano le immagini per tenere alta la tensione». Riflessione molto attuale oggi, nell’era dei social e delle fake news. Per Delbecchi oggi si sta “uccidendo” la satira: «Lo spostamento di Striscia in una posizione che, dal mio punto di vista, è innaturale e non definitiva, si inserisce in un declino più generale». E sottolinea una capacità di Antonio Ricci: «Essere un equilibrista: essere estremo restando nei limiti della televisione generalista. Oggi però sembra che gli spazi della satira si stiano riducendo».

La “Taroccoteca” di Striscia che smaschera la spettacolarizzazione delle notizie dei tg
CNN, Sky TG24, TG5, Rete 4, TG1 e via dicendo… non si salva nessuno. Le emittenti, spiega Vittoria Ricci alla platea, spesso tendono a spettacolarizzare le notizie: usano immagini forti per creare pathos ed empatia nel telespettatore. «I tg, come dice Antonio Ricci, cercano di venderci spesso un’idea politica oltre che darci un’informazione». Emblematico, e condiviso con gli studenti, il caso del cronista della CNN pizzicato da Striscia. In un servizio sulla guerra del Golfo del 1991 un giornalista indossava la maschera antigas per far immaginare l’imminente pericolo. Tuttavia la presenza in video di altri colleghi senza maschera rivelava il “trucco” utilizzato solo per creare “hype”. «Sta a voi, che sarete i giornalisti del futuro, scegliere da che parte stare. Se truffare i telespettatori spettacolarizzando di più la notizia oppure fare un giornalismo della differenza» chiarisce Vittoria.

Il rapporto con gli sponsor
«Come fa a coesistere un programma che sembra andare contro i telegiornali in un’azienda in cui i telegiornali sono comunque gran parte del lavoro?». A questa domanda di una studentessa, nell’aula intitolata ad Angelo Agostini (primo coordinatore del Master in Giornalismo), Vittoria Ricci risponde sottolineando che non sono mancati i momenti delicati: negli anni alcune battaglie di Striscia andarono contro gli sponsor, e lo sponsor è quello che garantisce ovviamente a una televisione privata l’introito per fare le produzioni.

Ai tempi d’oro c’era la Telecom: Striscia ha realizzato servizi che fecero emergere alcune magagne… «Non è che i poteri non cerchino in qualche modo di intervenire, ma Striscia è sempre stata talmente potente da non poter essere zittita». Peraltro «inizialmente Striscia non veniva creata a Cologno Monzese, proprio per questioni di “controllo”, ma a Milano 2. Quindi quelli di Striscia erano dei pirati!».

Chi non ha niente da vendere in tv vende se stesso: la tv del dolore
Rispondendo alle domande di Nanni Delbecchi, Vittoria Ricci ha proseguito facendo riferimento alle telecamere onnipresenti nei cellulari e alla consapevolezza contemporanea del fatto che è possibile avere un punto di vista favorito, che cambia a seconda dell’inquadratura e delle immagini scelte. O del montaggio finale, che può mutare anche il significato del prodotto. Vittoria esorta i giovani presenti a cogliere una “contraddizione enorme” dell’oggi: «Adesso esistono tutti questi strumenti, ma dilagano continuamente le fake news». Ebbene Striscia, togliendo autorevolezza al mezzo ufficiale, ha sempre messo a nudo questi meccanismi di finzione della televisione in cui ciò che sembra assoluto è in realtà relativo. E il tg satirico è nella sua sostanza anche un antidoto alla spettacolarizzazione del dolore («di cui oggi, a qualunque ora accendiamo il televisore, troviamo esempi»). Insomma «chi non ha niente da vendere in televisione vende se stesso, vende il proprio dolore mettendosi in mostra».

Come nascono i personaggi di Striscia?
Questa la domanda di uno studente per Vittoria Ricci che risponde così: «Quel che riguarda il mondo degli inviati, i costumi e le idee vengono da intuizioni di mio padre. E servono a sottolineare l’aspetto comico del tutto». Fa ridere, spiega, che sia un personaggio con uno “sturacessi” in testa a risolvere i problemi dell’elettromagnetismo quando invece c’è un ente predisposto a farlo e non ci riesce, per fare un esempio. «Tutti i nostri inviati, per volontà di Antonio Ricci, non sono giornalisti professionisti, ma ricicloni di altri mondi». La provocazione vera, quindi, è: «I giornalisti non sanno fare informazione vera o non possono farla?». Il telespettatore si rivolge a Striscia perché è disperato: lo Stato non arriva e quindi scrive al Gabibbo. «Rappresentiamo per i cittadini un punto di riferimento molto importante». I telespettatori scrivono sperando che i nostri inviati risolvano i loro problemi, spesso prendendo delle mazzate essendo sempre in prima linea e sul pezzo. Nell’ultima edizione, hanno persino malmenato il Gabibbo!

Il Gabibbo
Il Gabibbo è l’unico a Striscia ad essere guidato da un “punto esclamativo” invece che dall’usuale “punto interrogativo”. «Il Gabibbo non parla, rutta, è fatto tutto di pancia, non ha le orecchie perché non vi vuole ascoltare, non vi vuole sentire, ha gli occhi ma non vede ed è l’unico a Striscia che può permettersi di dire “è una vergogna”. Il Gabibbo ha la sua potenza anche politica, infatti nel ’96, l’allora presidente del Consiglio Massimo D’Alema gli ha consegnato il proprio programma di governo tra le mani» spiega Vittoria che aggiunge «mio padre è riuscito a rendere credibile l’incredibile. È riuscito a far sembrare vero un pupazzo». Sulla figura del pupazzone rosso, degno di nota è un recente studio dedicatogli dalla Treccani.

I fuorionda
«Striscia non ruba niente a nessuno ma sono i fuorionda che ci vengono a disturbare. Arrivano a noi tramite bassa frequenza – dice Vittoria Ricci – cioè un canale interno». E rendono evidente come, «una volta che si accende una telecamera, tutti indossino una maschera». Basti pensare agli storici fuorionda di Emilio Fede o a quello esplosivo su Giambruno. Per Delbecchi una delle eredità più importanti del tg satirico: «Senza Striscia, non li vedremo più da nessuna parte».

Striscia la notizia fa cadere i governi!
«Silvio Berlusconi aveva anche detto apertamente: “Per colpa di Ricci è caduto il mio governo”». Una dichiarazione legata a uno dei più famosi fuorionda su Rocco Buttiglione e Antonio Tajani che si mettevano d’accordo tra loro. «Se tappi la bocca a Striscia scoppia un casino. Gli equilibri politici da fuori sembrano molto difficili – commenta la protagonista dell’incontro –: da dentro, vi posso dire che Ricci se n’è sempre fregato di tutto e di tutti, anche della potenza economica degli sponsor che lo mettevano in onda. Se voi pensate oggi agli influencer che vivono di pubblicità e per la pubblicità, per il prodotto, si ammazzano… A me fa molto ridere, perché io sono cresciuta esattamente con la mentalità opposta». E quindi la critica a 360 gradi e la possibilità di andare in onda sono realtà che riuscivano a coesistere: I numeri di Striscia a livello di Auditel erano altissimi, «per cui Antonio Ricci si è sempre potuto permettere di dire quello che voleva».

IA e deepfake: Striscia all’avanguardia tra linguaggio e tecnologia
Striscia si conferma in tutto e per tutto un programma all’avanguardia e modernissimo a partire dal linguaggio e dalle tecnologie che utilizza. Siamo stati i primi ad utilizzare il deepfake nel 2019, ci siamo evoluti poi in base alle mode, dal labial al sync a tutte le declinazioni possibili dell’Intelligenza Artificiale: dai contributi video comici per la messa in onda, agli stacchetti, ai Meme per i social.

Delbecchi: «Tuo papà dovrebbe fare il controcanto dei Talk, come ai tempi lo aveva fatto dei tg». Vittoria Ricci: «Difficile perché i Talk fanno già ridere da soli»
Durante il dibattito il giornalista Nanni Delbecchi ha aggiunto: «È una battuta, ma oggi Striscia dovrebbe fare il contro degli show. Se vogliamo restare in chiave settimanale, quella è l’unica strada, anche se temo sia impraticabile perché ormai gli show sono ovunque». E Vittoria Ricci ha replicato: «La vedo difficile, perché i talk show fanno già abbastanza ridere da soli».

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