Paolo Ruffini: «In questo mondo dominato dal male ci vuole una fionda per colpirlo, per non farlo diventare nor-male. La Fionda è come un Nobel che si dà alle persone che si spendono per la fragilità degli altri».
È Paolo Ruffini il vincitore della Fionda di Legno 2026, il riconoscimento ideato dai Fieui di Caruggi di Albenga (SV) per chi ha saputo “tirare buone fiondate” contro la violenza, le truffe e ha saputo battersi in difesa della solidarietà e dei valori della vita. A consegnargli il premio, sabato 9 maggio al Teatro Ambra, è stato Antonio Ricci, padrone di casa della manifestazione nonché primo in assoluto ad aver ricevuto questo riconoscimento per essersi battuto affinché non venissero realizzati 4 grattacieli di 80 metri nel centro storico di Albenga.

La Fionda. Si tratta di una premiazione organizzata fin dal 2007 dai Fieui di Caruggi, gruppo di “monelli” guidato da Gino Rapa che organizza numerose iniziative per il bene della città che ama: Albenga. Il premio rievoca la rivolta scoppiata nel 1798 ad Albenga contro l’occupazione francese. Quello che allora era uno strumento di gioco e di ribellione è oggi diventato un simbolo di impegno contro le ingiustizie, a sostegno dei più deboli.
Dopo Leonardo Pieraccioni, premiato nella scorsa edizione, tocca dunque a un altro “toscanaccio dal cuore buono” salire sul palco ingauno. Ruffini, volto noto di programmi come Zelig e Colorado e protagonista di diversi film di successo, viene premiato per il suo impegno concreto e continuo nel campo dell’inclusione. Il riconoscimento è legato in particolare al progetto teatrale “Din, Don, Down”, spettacolo che ha conquistato pubblico e critica grazie alla sua capacità di affrontare temi delicati con leggerezza e profondità. Un lavoro che porta sul palco ragazzi con disabilità e che, pochi giorni prima della premiazione, è approdato persino all’Arena di Verona davanti a migliaia di spettatori che gli hanno tributato 20 minuti di applausi. Tra le varie sorprese della giornata, è salito sul palco anche Federico Parlanti, attore con la sindrome di Down, che, assieme a Ruffini, si era cimentato nel ruolo di inviato speciale “consegna merdine” nel gran finale di stagione di Striscia la notizia 2026. Paolo Ruffini: «In questo mondo dominato dal male ci vuole una fionda per colpirlo, per non farlo diventare nor-male. Abbiamo iniziato l’era del nor-bene».
Paolo ha spiegato il senso profondo di questo premio, per lui: «È un premio dall’alto valore simbolico: con la fionda non si uccide nessuno, ma si infastidisce. E io che già sono livornese, figuratevi, ho già una base complessa geneticamente. Poi sono cresciuto formando il mio senso di comicità e di satira grazie ad Antonio (Ricci). Sono cresciuto con i suoi programmi come Odiens, Araba Fenice e Drive In che hanno formato la mia libertà di pensiero. Quindi sono fiero e onorato di essere un “fiondatore”. In questo caso specifico sono ancora più onorato di riceverlo, perché è come un Nobel che si dà alle persone che si spendono, attraverso la propria fragilità, per la fragilità degli altri». Secondo Ruffini, si tratta insomma di «un simbolo importante che mi incita a ‘fiondare’ e a non piacere a tutti. Quando vedo che non piaccio a certa gente vuol dire che sto facendo la cosa giusta». Ha condensato poi in una frase il senso ultimo del suo impegno: “Nella vita siamo noi i disabili alla leggerezza, siamo disabili alla felicità, siamo disabili a metterci in discussione”.

A condurre la cerimonia di premiazione presso il Teatro Ambra è stato Mario Mesiano. Le motivazioni del premio consegnato da Antonio Ricci e Gino Rapa, portavoce dei Fieui di Caruggi, parlano chiaro: Ruffini viene celebrato per «il suo impegno forte, sincero, continuo a favore delle persone fragili e con disabilità nell’intento di abbattere le barriere fisiche e soprattutto mentali che condizionano il pensiero di molti», ma anche per la capacità di raccontare temi complessi (dall’inclusione all’Alzheimer) con uno stile capace di far riflettere senza rinunciare al sorriso. E ancora «Per averci aiutato a riscoprire la bellezza e la gioia nell’accettare la diversità umana, promuovendo un mondo in cui ogni individuo si sente valorizzato e apprezzato per la propria unicità».
Sul palco, insieme a Ruffini e Ricci, anche un ospite musicale d’eccezione: Eugenio Finardi. Il cantautore milanese, da sempre sensibile ai temi sociali, ha portato la sua musica e la sua testimonianza personale, legata anche alla figlia Elettra, affetta dalla Sindrome di Down. Il grande cantante, nel corso della carriera le ha anche dedicato brani indimenticabili come “Amore diverso” e “Le ragazze di Osaka”. Finardi ha anche dedicato la canzone “La radio” ad Antonio Ricci e a Striscia, un omaggio all’informazione libera, che oggi non è scontata.
La chiusa di Antonio Ricci sul significato della Fionda e della giornata: «Se guardate bene su questa fionda ci sono tutte queste Uniplus che vanno caricate nella fionda e sparate agli influencer, dove lui sa».
Paolo Ruffini: «Sono lusingato, ringrazio Antonio di questo premio che per me è importantissimo, è come un David di Donatello… anzi un Oscar… un Nobel!»
Insomma, quest’edizione abbiamo visto andare in scena una “fiondata” che colpisce dritto al cuore.
