Rassegna stampa

Brumotti ad Adnkronos: "Striscia dà voce alle mamme spaventate che chiedono aiuto"

L'intervista di Vittorio Brumotti ad Adnkronos.

"Solitamente ci criticano dicendo che scopriamo l'acqua calda e si chiedono a cosa serva quello che facciamo" visto che "noi andiamo in situazioni dove tutto è sotto gli occhi di tutti, dove tutti sanno. Ma è proprio questo il punto, perché si tratta di situazioni, come quella di San Severo, in cui le iniziative precedenti, anche da parte delle istituzioni, non sono servite a nulla e il cittadino si è sentito e si sente impotente, ha paura di denunciare". Vittorio Brumotti, inviato di Striscia la Notizia e campione di bike trial racconta all'AdnKronos come nascono i servizi del tg satirico, non ultimo quello che ha messo il fuoco sullo spaccio di droga nel foggiano e che gli è costato un pugno in pieno volto, portando di contro al sequestro dell’abitazione usata per preparare le dosi destinate alla vendita e all'arresto di due persone coinvolte nell'aggressione al reporter.

"Noi - dice - andiamo dove c'è la disperazione dei genitori, delle persone semplici. Non andiamo a fare la signora Fletcher, non andiamo a indagare, ma andiamo dove è già tutto palese e incancrenito. Ci scrivono mamme disperate, chiedendo di andare sul posto, di aiutarle. Mamme, ma anche genitori e ragazzi che hanno paura di denunciare e quindi si rivolgono a noi. Come non capirli, in realtà dove boss locali esercitano un forte potere mettendo in ginocchio la popolazione, seminando il terrore? Per questo noi di Striscia, mettendoci la faccia, possiamo fare una piccola differenza".

"La telecamera - osserva Brumotti - come per il giornalista la penna, è l'arma più potente ed è ciò che le mafie temono. La 'ndrangheta poi detesta la pubblicità. Accade così che dopo il nostro intervento tutte le istituzioni mettono le loro forze a fattor comune, polizia, sindaco e a vari livelli l'amministrazione che non possono più fare finta di niente, tanto più dopo che il sottoscritto ha preso un pugno in faccia e la notizia è rimbalzata in tutta Italia. Ed ecco che sono scattati due arresti e l'abitazione è stata sequestrata. Un'abitazione che aveva 6 o più telecamere. E per fare cosa? Già solo questo avrebbe dovuto far insospettire. Una abitazione fatiscente fuori e barocca dentro con maxischermo e un tenore di vita bel al di sopra di quello di chi vive in casa popolari di quel genere".

E ora? "La differenza in questo caso, il passo in avanti, al di là della sostanza confezionata in quella casa per essere venduta, sta nel riappropriarsi del territorio da parte di chi ci vive. Siamo un popolo pacifico e di fronte a un problema che è culturale, di uso del potere, è cruciale far studiare i propri figli, perché se il boss mafioso si impossessa di un luogo e uno Stato è assente, fra cinque anni la situazione sarà ancora più incancrenita".

"Ho parlato di mafia, ma potrei citare anche la 'ndrangheta ricordando la strage di Duisburg, perché - fa notare Brumotti - il punto è sempre lo stesso. A Foggia non c’è solo criminalità, ci sono i cittadini, le persone che hanno chiamato Striscia perché le cose cambino. E io lì ci torno. Ci torno in bici". Nessuna paura? "A me che volo in bici a 200 metri dai precipizi abituato alle facciate, i pugni e le botte non fanno paura. E non perché sono un supereroe gonfio di ego. Anzi sono un coccolone, una persona sensibile che vive in modo semplice. La mia forza è la consapevolezza di stare nel giusto, la certezza che chi vive fomentando la paura perde potere se viene ridicolizzato. La mia forza certamente è avere Striscia alle spalle".

"La mia solidarietà, infatti, va piuttosto a tutti quei giornalisti di penna dei paesini che hanno il coraggio di scrivere pur sapendo che rischieranno di perdere il lavoro, o peggio la vita. Questi giornalisti dovremo ascoltarli di più: eroi veri e propri, senza armi, caschi, giubbotti antiproiettile. Eroi con la penna e un paio di occhiali".
Brumotti condivide, infine, con l'Adnkronos la sua riflessione maturata dopo tutte le esperienze da reporter a stretto contatto con la realtà italiana in relazione all'uso di droghe e in particolare di cocaina: "Mi occupo di cocaina e sostanze stupefacenti da sei anni e non è immaginabile quanta gente si fa in Italia, quanti hanno il vizietto. Se dovessimo fermare il narcotraffico una percentuale altissima di italiani sarebbe in gabbia".

"Bisognerebbe pippare di meno. Ovunque vai droga troverai - recita - Non è una frase ad effetto, ma la realtà che - dice - ad oggi che potrebbe cambiare se accadesse qual che è successo negli anni novanta verso i tossicodipendenti che sono stati via via emarginati perché essere un tossico non era più fico come negli anni 80. Ora invece chi si fa di cocaina ed esce e entra dai bagni dei locali e la offre ad altri si sente un fico. Bisognerebbe, invece, far emergere la verità: che chi pippa perde i denti, soffre di impotenza, puzza di cipolla marcia, di acido. Non funziona dire a un ragazzo 'non pippare'. Funziona se si vede la realtà di questa dipendenza e se emergono modelli diversi in cui è fico chi è capace di fermarsi".