Ecco un estratto dell'intervista rilasciata dal Gabibbo al Corriere della Sera
Gabibbo, l’avevamo lasciata tra tra canzoncine divertenti e la ritroviamo steso a terra per strada . Che è successo?
«Semplicemente stavo facendo notare ad un ragazzo che non aveva fatto il biglietto e sono stato buttato ripetutamente a terra».

Ha avuto davvero paura per la sua incolumità o è stata più l’amarezza di vedersi aggredito?
«L’amarezza per essere stato aggredito in questa maniera perché, sia beninteso, io merito anche di essere aggredito per quello che rappresento. Rappresento il populista catodico. Sono la pancia: non parlo, rutto. Se bercio o arringo in tv significa che in tv qualunque banale pupazzo, se bercia e moraleggia, può ottenere il massimo della credibilità e popolarità. Ho gli occhi ma non vedo, non ho le orecchie perché non ho bisogno di stare a sentire gli altri perché so già tutto io. E non ho mai dubbi. Se fossi stato colpito in quanto simbolo ci stava eccome. Qui invece è stato tutto molto più banale: ti meno perchè mi hai fatto un’osservazione. Mi ha menato come menano quelle persone anziane che si lamentano quando si fa troppo rumore» (…)

Il Gabibbo ha sulle spalle 36 anni di carriera televisiva e non le era mai capitato di essere malmenato. Che vuol dire?
«Che se è normale aggredire gli insegnanti, è normale strapazzare anche un maître à penser come me» (…)


Che cosa gli direbbe oggi?
«Che purtroppo il Gabibbo è stato profetico: nel 1990, quando lui non era ancora nato, cantavo Mi sei simpatico ti spacco la faccia ma era un paradosso per stigmatizzare la violenza di certi personaggi, non un modello da seguire. Purtroppo oggi, come tutte le mezze misure, l’ironia è morta».

La sera dell’episodio era Al Bano a dare la voce al Gabibbo. É rimasto colpito anche lui?
«Sì, è rimasto colpito dalla banalità dell’aggressione. Non se l’aspettava. La violenza è gratuita e non c’è nessuno che metta i dazi sulla violenza» (…)

