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Con l’emergenza Covid-19 la salute degli italiani è sempre più precaria

L’Osservatorio nazionale sulla salute nelle Regioni italiane, con il XIX Rapporto Osservasalute, lancia l’allarme sulla salute degli italiani, definendola “sempre più precaria”.

Due anni di pandemia hanno peggiorato il benessere dei cittadini del Bel Paese a causa di una serie di fattori: “Da un lato il fatto che ci si è recati meno alle visite di controllo e specialistiche, dall’altro il peggioramento, per molti versi, degli stili di vita degli italiani sopraffatti dalla pandemia”.

L’emergenza coronavirus ha inciso all’interno delle strutture sanitarie dove, a causa del rischio di contagio, si sono rinviati numerosi interventi chirurgici e ambulatoriali ma anche semplici visite mediche specialistiche, che hanno portato a un peggioramento della salute di tutta la popolazione.

I numeri emersi nel rapporto parlano chiaro: nel 2019 sono state erogate circa 26 milioni e 600mila prime visite mentre nel corso del 2020 le prime visite sono diminuite di un terzo, arrivando a circa 17 milioni e 700mila. Il calo significativo si è visto anche nelle semplici visite di controllo che da 32 milioni e 700mila del 2019 sono passate nel 2020 a circa 22 milioni e 500mila.

In più, durante la pandemia, è entrata in campo la paura del contagio che ha spesso fermato la popolazione dal recarsi all’interno degli ospedali.

Anche Striscia la Notizia si è occupata di questo problema. Risale al maggio del 2020 un servizio di Rajae sui controlli per la prevenzione del cancro al seno.
Le donne, infatti, preoccupate per la possibilità di contrarre l’infezione da Covid-19, rinunciavano alle visite senologiche periodiche, che permettono diagnosi precoci e trattamenti mirati contro il tumore.

L’associazione “Seno network” aveva realizzato un sondaggio per capire la situazione delle Breast Unit, unità speciali dedicate al trattamento di tumori al seno, in tutta Italia. I risultati avevano mostrato come l’80% dei centri di senologia erano presenti all’interno di ospedali nei quali veniva trattato il covid. Questo dato scoraggiava le pazienti a recarsi sul posto per i controlli di routine, arrivando a circa il 40% di diagnosi in meno nel periodo pandemico.


Su questo problema, la nostra inviata aveva intervistato Corrado Tinterri direttore Breast Unit Humanitas di Milano che aveva messo l’accento sul fatto che questo atteggiamento avrebbe: “ridotto la possibilità di avere una diagnosi precoce.” – Ricordando al pubblico che- “Il tumore non si ferma e non possiamo permetterci di bloccare questi percorsi.”.