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Espulso perché faceva la pipì in campo: il precedente celebre

Fare la pipì a bordo campo può costare caro. Chiedetelo a Santo Di Noto, giocatore della Plavis, squadra bellunese di Prima categoria, espulso dal direttore di gara per non essere riuscito a contenere i suoi effluvi fisiologici fino agli spogliatoi.

Sul momento non era apparsa chiara la dinamica dell’accaduto. Il fattaccio era passato inosservato a molti, ma non all’arbitro, che si è avvicinato alla panchina e ha sventolato il cartellino rosso.
Il calciatore si era alzato per scaldarsi prima di entrare in campo, ma presto il bisogno impellente lo ha raggiunto e nella concitazione ha pensato di svuotare la vescica sul prato verde.

Meglio era andata qualche anno fa a Pippo Inzaghi, pizzicato nello stesso atto, seppur con una manovra degna del migliore stratega: quella di mettersi su un ginocchio in posizione quasi da stretching per lasciar scorrere la pipì da sotto il pantaloncino e passare quasi inosservato.

Quasi, perché noi quella volta eravamo stati attenti. Correva l’anno 2008, a beccarsi la benedizione fu lo Stadio Lorenzo Barbera di Palermo, quando Super Pippo militava nel Milan.

Nessun cartellino, ma poco dopo arrivò un’altra delusione: la mancata convocazione in nazionale. Motivo doppio per consegnargli un Tapiro.