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Corruzione elettorale, confermata la condanna a Mazzarano

La sezione distaccata di Taranto della Corte d’Appello di Lecce ha confermato la condanna con sospensione di pena a nove mesi al consigliere regionale Michele Mazzarano per corruzione elettorale. Oltre alla condanna, l'ex assessore allo Sviluppo economico è stato anche sospeso per cinque anni dal diritto elettorale e da tutti i pubblici uffici.

La vicenda venne portata alla luce da Striscia nel 2018 e da Emilio Pastore, l’uomo che denunciò alla nostra trasmissione il presunto scambio di favori durante la campagna elettorale del 2015, consegnando anche alcuni audio compromettenti tra lui e Mazzarano, favori che prevedevano dei posti di lavoro per i figli di Pastore e l’utilizzo gratuito di un locale come comitato elettorale per Mazzarano.


Dopo che questi audio andarono in onda e in seguito alle dichiarazioni fatte da Pastore ai nostri microfoni, partirono le indagini della Digos che portarono alle dimissioni di Mazzarano dall’assessorato regionale allo Sviluppo economico. Alcuni esponenti del suo stesso partito chiesero immediatamente l’allontanamento dell’assessore anche attraverso Striscia.


Pastore denunciò i fatti perché non ottenne i posti promessi per tutti e due i suoi figli, come si evince dagli audio, ma uno dei due figli era stato assunto in una ditta appaltatrice dell’Ilva. Chiedeva inoltre un risarcimento di 16mila euro per le spese del locale utilizzato per la campagna elettorale; durante il processo non solo ha confermato i fatti, ma ha dichiarato di avere altro materiale compromettente. La stessa sorte giudiziaria è toccata anche a lui con la condanna a nove mesi con sospensione di pena.

La difesa di Mazzarano, nonostante le prove del presunto accordo, sottolinea che ci sia stato un interessamento, ma che non ci sia la prova che sia stato fatto in cambio di voti elettorali e che, quindi, il reato sia inesistente; il legale ha anche già annunciato il ricorso in Cassazione.