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Italia terra di lavoro nero: 4 aziende agricole chiuse

Il periodo dei lavori stagionali ha inizio e con esso tutti i problemi legati allo sfruttamento dei lavoratori.

Grazie alla tecnologia di un drone, sono state individuate nel territorio tra San Vito al Tagliamento e Morsano al Tagliamento (Pordenone), quattro aziende agricole con un’alta concentrazione di lavoratori in nero.

La collaborazione tra il comando provinciale di Pordenone, con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e il Comando Generale delle Guardia di Finanza, ha portato a dei controlli a tappeto su diversi terreni del Friuli Venezia Giulia. Barbatelle, coltivazione dell’uva e raccolta degli asparagi erano affidate a lavoratori stranieri, senza alcun tipo di garanzie o tutele.

Secondo il Messaggero Veneto, 23 sarebbero i braccianti individuati di cui quattro richiedenti asilo e tre immigrati clandestini. Mentre delle quattro aziende controllate una avrebbe avuto il 100% dei lavoratori in nero e per le altre tre il rapporto irregolari/lavoratori sarebbe superiore al 50%. Il loro datore di lavoro è stato segnalato all’Autorità Giudiziaria per l’Impiego di manodopera priva di permesso di soggiorno e per le aziende è stata disposta la sospensione dell’attività.

Striscia la notizia da tempo si occupa di denunciare situazioni di caporalato e lavoro in nero. Moltissimi servizi hanno messo l’accento sulla problematica, diffusa da Nord al Sud del Bel Paese.

Luca Abete, ad esempio, aveva documentato come in provincia di Caserta, molti lavoratori nei campi di broccoli fossero sprovvisti di contratto e costretti a lavorare dalle 7 del mattino alle 5 di sera per un salario di 35 euro al giorno.


Max Laudadio invece aveva evidenziato come all’interno dei mercati ortofrutticoli di Torino e Milano accadeva lo stesso. Di notte, tantissimi stranieri si recavano sul posto per chiedere di lavorare e venivano presi ma rigorosamente in nero. Lì la manovalanza senza contratto era all’ordine del giorno e per circa dodici ore di servizio, si poteva guadagnare un massimo di 50 euro.
Sulla vicenda furono sentiti anche il Presidente dell’ortomercato di Milano, Cesare Ferrero e il presidente Caat di Torino, Marco Iazzarino.


L’Italia si conferma terra di lavoro nero.  Le sanzioni però non mancano: la multa da pagare, per ogni lavoratore non contrattualizzato, ammonta a circa 1.800 euro.