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Cos'è e come funziona l'influencer marketing: il caso Alessia Marcuzzi

Gli influencer sono sempre più di moda. Non c’è giorno in cui non si parli di loro: volti noti del web che vantano un seguito di migliaia – se non milioni – di persone sui social network. 

Questo li rende i testimonial perfetti per i marchi, che attraverso una singola persona possono raggiungere un pubblico vastissimo e allo stesso tempo perfettamente in target con gli obiettivi dell’azienda.

Quello che gli influencer fanno non è altro che pubblicare foto o video sui loro profili, indossando abiti firmati, parlando dei luoghi che frequentano o dei prodotti che utilizzano. L’idea è quella di condividere con i fan i loro gusti e le loro scelte e proprio in questo consiste il ruolo da cui deriva il loro nome: influenzare le scelte d’acquisto dei follower.

Facile comprendere come le aziende abbiano subito trovato terreno fertile in questo nuovo tipo di comunicazione, più immediato e meno tradizionale, che le ha spinte a mettere in pratica nuove strategie di marketing adeguate al nuovo contesto dei social network.
Ma come si fa a capire quando un post è frutto dell’iniziativa del singolo personaggio (per vera passione o gusto personale) e quando dipende da un accordo commerciale?

Per fare chiarezza abbiamo chiesto aiuto al Presidente dell’Unione Nazionale Consumatori Massilimiliano Dona, che ci ha spiegato meglio come funziona questo fenomeno.


L’avvento di internet e in particolare dei social network ha aperto tutta una serie di questioni difficili da definire quando si passa dalla comunicazione offline a quella online. Anche l’influencer marketing rientra in questo contesto. Esiste una regolamentazione in materia?


In molti casi è difficile dimostrare una collaborazione ufficiale tra influencer e azienda, perché alle volte non esistono veri e propri contratti. Spesso, infatti, i brand per aggirare l’ostacolo “omaggiano” gli influencer di qualsiasi cosa: viaggi, abiti, prodotti, servizi da provare gratuitamente in cambio di una menzione nei loro post o nelle loro storie.
In questo caso si può parlare comunque di pubblicità?


In questo contesto, è evidente come risulti difficile riconoscere quando ci si trova di fronte a un post promozionale e quando invece, dietro una foto con un logo o un prodotto in vista ci sia la più totale buona fede. Come dovrebbero comportarsi in questo caso gli influencer?


L’influencer marketing è ormai una pratica diffusa, ma i consumatori sono a conoscenza di questo meccanismo? Sanno che quasi tutto quello che vedono non è spontaneo, ma frutto di accordi commerciali (cioè che un prodotto viene proposto perché l’influencer è pagato per suggerirlo e non perché liberamente abbia scelto di consigliarlo)?


A tal proposito è esemplare un caso di cui nelle ultime settimane si è occupata proprio l’UNC, quello che riguarda Alessia Marcuzzi e i post in cui palesemente mette in mostra gli abiti di un noto marchio di moda che indosserà durante le puntate dell’Isola dei Famosi, senza specificare che ci sia un accordo dietro.