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Incendio nel campo profughi di Lesbo: morti una mamma e un bambino

Una tragedia annunciata quella che si è consumata nel campo profughi di Lesbo, in Grecia, dove domenica è scoppiato un incendio in cui sono morti una donna e un bambino e sono rimaste ferite una quindicina di persone.

Secondo le autorità elleniche alcuni manifestanti che protestavano contro le condizioni di vita inaccettabili cui sono costretti avrebbero appiccato il fuoco, che avrebbe preso il sopravvento investendo l’area in cui alloggiano delle famiglie.

Altre fonti invece sostengono che sia stato proprio un incendio accidentale a far esplodere la protesta.

Ecco le immagini pubblicate su Twitter da un fotografo presente sul posto.

 

Il portavoce della polizia locale, Theodors Chronopoulos sostiene che le fiamme siano state appiccate in due punti, uno all’interno e uno all’esterno del campo. Di lì a poco si sono verificati anche alcuni scontri tra le forze dell’ordine e i manifestanti.

Che la situazione fosse insostenibile era evidente già da mesi, come vi avevamo documentato proprio la scorsa settimana in questo servizio della nostra Rajae.


«Nessuno può definire queste morti un incidente. È il risultato diretto di una politica brutale che intrappola 13.000 persone in un campo che dovrebbe ospitarne 3.000», spiegano da Medici senza frontiere, con cui proprio la nostra inviata era entrata in contatto per denunciare le condizioni disumane in cui vivono i profughi, tra cui tantissime donne con bambini.
 
«Ogni leader europeo ha la responsabilità di prevenire ulteriori morti e sofferenze. È giunto il momento di fermare l’accordo UE-Turchia e la sua disumana politica di contenimento e di evacuare urgentemente le persone da questo inferno che è diventata Moria», concludono.