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Lesbo: nuovo campo profughi, stesso (intollerabile) degrado

Dopo l'incendio che un mese fa ha distrutto il campo profughi di Moria, ci si sarebbe aspettati dal governo greco e dall'Unione Europea qualche accortezza in più nei confronti dei migranti, che già da anni erano costretti a vivere in condizioni inaccettabili e che ora - perdipiù - si ritrovavano a essere persino sfollati.

La struttura, che aveva il primato di essere la più grande d'Europa, ospitava infatti quasi 13mila migranti, numero ben quattro volte più alto della capienza massima consentita.

La nostra inviata Rajae era stata lì poco più di un anno fa per documentare la situazione. Ecco cosa ci aveva mostrato.


Più volte negli ultimi mesi si erano verificati incendi che avevano evidenziato una situazione di tensione, che il Covid non ha fatto altro che acuire.

L'incendio dello scorso settembre ha messo in fuga migliaia di persone, che si sono ritrovate sfollate persino da quel campo tutt'altro che ospitale.

Alcune di esse, soprattutto minori, sono state accolte da Paesi dell'Unione Europea, altre sono state ricollocate in un nuovo campo, sempre a Lesbo, costruito alla svelta su un ex poligono di tiro. La struttura, però, ricorda il degrado di quello di Moria: le persone lavano se stesse e i propri figli in mare perché non ci sono docce, i bagni chimici sono pochi e il cibo viene distribuito una volta al giorno. 

Ecco perché questa sera Striscia la notizia tornerà a parlare del caso.

A tutto ciò si aggiunge il disagio provoato dalle piogge delle ultime ore che hanno completamente allagato il campo.
 


Qui la testimonianza di una migrante a Medici Senza Frontiere.