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Caso tubo Tucker: confiscati beni per 8 milioni di euro

I venditori, reclutati tramite una “catena di Sant’Antonio”, promettevano che l'impianto avrebbe ridotto i consumi energetici. Striscia la notizia denunciò il caso nel 2002 e se ne occupò fino al 2013.


Nuovo capitolo nel caso del “miracoloso” tubo Tucker. Dopo 15 anni di carte bollate, il Tribunale di Rimini ha confiscato beni per 8 milioni a Mirco Eusebi e Ivana Ferrara, ex amministratori di fatto della Tucker. L’accusa è associazione per delinquere finalizzata alla truffa. Nel patrimonio ci sarebbero la villa di famiglia a Misano Adriatico, l'immobile sede della società, 13 autovetture tra cui due Lamborghini (una del valore di oltre 300mila euro), un milione di euro depositato su diversi conti correnti e oltre 3 milioni di crediti Iva. Nelle 26 pagine dell'ordinanza emessa lo scorso 17 novembre, la dottoressa Silvia Corinaldesi, giudice relatrice, scrive che «sono stati ravvisati tutti gli estremi per cui il patrimonio accumulato grazie ad attività criminale può essere confiscato e consegnato allo Stato».

Il caso del “tubo miracoloso” esplose grazie a Striscia la notizia, con numerosi servizi andati in onda dal 2002 al 2013. Il “tubo Tucker”, tra l’altro sponsor ufficiale della Nazionale Italiana di Calcio, veniva venduto tramite una “catena di Sant’Antonio” e prometteva di ridurre notevolmente i consumi energetici e le emissioni inquinanti delle caldaie. Secondo numerosi segnalatori, però, le cose non sarebbero state esattamente così. Il Tg satirico aveva scoperto che il principale scopo dell’azienda Tucker non era quello di vendere il congegno, ma quello di trovare continuamente nuovi affiliati disposti a versare più di 7.000 euro per acquistare il prodotto da rivendere poi con il metodo porta a porta. I nuovi collaboratori venivano persuasi durante alcune conferenze informative. In incognito Striscia si era quindi recata a uno di questi incontri, documentando il clima di esagitazione ed euforia che i relatori creavano per convincere i propri futuri “colleghi” a diventare venditori.