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Ricci, snobbo Sanremo dal 1997
Italia Oggi

Ricci, snobbo Sanremo dal 1997

Ricci, snobbo Sanremo dal 1997

Il Festival ha perso l'aria torbida. Baglioni? Non lo reggo

Dal prossimo 5 febbraio Ficarra e Picone tornano per la 14esima volta alla conduzione di Striscia la notizia su Canale 5. E, per celebrare il duo comico palermitano, ci si ritrova nel ristorante milanese del cuoco e oste palermitanissimo Filippo La Mantia. Dove, come da tradizione, Antonio Ricci prende la parola e non la molla più. Un pranzo in stile matrimonio che inizia alle 13 e termina attorno alle 16 quando, stremati, alcuni giornalisti timidamente si congedano. Ricci, pur raffreddato per colpa di un aereo «dove erano tutti appestati» e che ha dovuto prendere per andare in tribunale a Pescara a discutere una delle oltre 300 cause affrontate in carriera, è comunque cattivissimo. Eccolo.
 
CLAUDIO BAGLIONI E IL FESTIVAL
Ormai noi di Striscia non andiamo più in massa a Sanremo dal 1997, quando hanno vinto i Jalisse. II Festival ha perso l’aria torbida dei tempi di Pippo Baudo, Aragozzini, Cavallo Pazzo, quando nelle prime dieci file dell’Ariston percepivi la presenza della malavita vera, c’erano solo facce da carcere di San Vittore.
Claudio Baglioni non lo reggo, da sempre. Io sono del 1950, e quando ha iniziato Baglioni io ascoltavo De Andrè, Guccini, Paoli. Poi ecco che arriva Baglioni, questa creatura melensa, budino molliccio, che non si poteva reggere. Lui era il cantante preferito dai fasci, da La Russa, da Gasparri. Non dico bugie: io all’epoca gli avrei tirato una molotov, e gliela avrei anche ritirata. Lo so, è un po’ forte. Ma lui lo usavo anche nei miei monologhi comici di allora, dicevo che Baglioni era un pedofilo «con quell’aria da bambina», e pure un esibizionista «a far l’amore giù al faro». Gli avrei dato fuoco volentieri. E devo dire che la repulsione verso Baglioni mi ha fatto avere tanti amici. Perché nel mondo del giornalismo lo odiano quasi tutti, quel melenso, quel melassone. Ora gli sta rientrando tutto il botulino, ha gli gnocchi in faccia. Però Baglioni non è più nocivo. E non è disonesto. Non perché sia buono, ma solo perché non è capace, il botulino gli è entrato nei gangli, gli intoppa i ragionamenti malvagi. Però non essendo disonesto, io non gli rompo le balle.
 
FLAVIO INSINNA
Io sono una persona orrenda, e sono un vero malvagio. Ma se vedo Flavio Insinna mi sento un figo. Noi di Striscia avevamo da tempo il materiale su Insinna, le sue sfuriate, gli insulti ai concorrenti di Affari Tuoi su Rai Uno. E lo sapeva pure lui, che però si riteneva intoccabile e molto protetto dai dirigenti Rai. Non credo sia colpa di Striscia se si è ridotto a fare i monologhi da Bianca Berlinguer. C’erano già state alcune sue scelte tragiche: una trasmissione di calcio, pessima; lui e Veltroni al sabato sera, una fucilata sui maroni, insopportabile; il calo di ascolti di Affari tuoi, programma che Rai aveva chiuso per mancanza di ascolti. Non avevamo interesse a tirare fuori quel materiale. Poi, però, una sera l’ho visto su Rai Tre da Bianca Berlinguer, la mia donna ideale negli anni 70. Lui che la circuiva da orrido imbonitore, lui che si fingeva buono e gentile. E allora siamo partiti. L’ho fatto per salvare Bianca, anche se non si merita niente perché è crudele. Ora Insinna lavora da lei, e l’altra sera l’ho visto nel suo monologo di dieci minuti: era vestito con una giacca tricolore, con battute che cadevano nel vuoto. Una roba imbarazzante.
 
MASTERCHEF
È vero, il Tribunale ha appena dato ragione a Stefano Callegaro, vincitore della edizione 2015 di Masterchef: non lo ha ritenuto un cuoco professionista e potrà tenersi il premio. Però riconfermo i contenuti di tutti i servizi di Striscia la notizia, da cui emergeva chiaramente che Callegaro non era un dilettante e aveva già lavorato come cuoco per anni. Voglio leggere le motivazioni della sentenza. È comunque incredibile che nel corso del processo non siano mai state usate le testimonianze raccolte da Striscia. Peraltro se Magnolia, la casa di produzione di Masterchef nel 2015, avesse vinto la causa che aveva intentato contro Callegaro, si sarebbe dovuta annullare quella edizione. E magari, andando avanti con le indagini, si sarebbe scoperto che anche l’edizione 2014 di Masterchef non era limpidissima. Al che Sky Italia avrebbe chiesto i danni. Insomma, alla fin fine neppure a Magnolia conveniva vincere in tribunale. E non prevedo ci sia un appello alla sentenza. Noi di Striscia abbiamo ottenuto che ora Magnolia non produce più Masterchef. E da quando la produzione è passata a Endemol le selezioni avvengono in maniera più rigorosa.
 
VITTORIO BRUMOTTI E GLI INVIATI PICCHIATI
Tutti si preoccupano della incolumità di Vittorio Brumotti per i suoi servizi sullo spaccio di droga in Italia. Ma lo stesso Brumotti mi dice sempre che non è mai stato picchiato dagli spacciatori, al massimo qualche spintone. E invece è stato menato dalle persone normali, alle quali fa notare che parcheggiano l’auto nelle aree riservate ai disabili. Chi poteva immaginare, in passato, che il presidente della repubblica Cossiga o il governatore della Banca d’Italia Fazio ordinassero alle guardie del corpo di picchiare i nostri inviati? E la solita storia: se uno degli Spada picchia un inviato di Nemo, lo arrestano. Se Fabrizio Del Noce spacca il naso a Valerio Staffelli, nessuno dice nulla. Perché? Perché Del Noce appartiene a una cosca più potente di quella degli Spada.
 
BEPPE GRILLO E LA POLITICA
In gioventù ho fatto lo scrutatore in quota Psiup. Diciamo che mi posso ritenere uno in area Pd. Sono sempre stato contrario a tutti i partiti carismatici con un uomo solo al comando. E quindi anche al Movimento 5 Stelle. Beppe Grillo l’ho sentito una settimana fa. Lui pensava di mollare già qualche anno prima, poi la morte di Casaleggio lo ha costretto a rimanere. Comunque non so se il Movimento 5 Stelle ci perde se lui si ritira.
 
MEDIASET
In settembre mi ero lamentato della comunicazione fatta dall’azienda per Striscia la notizia, e del sito internet del programma, che era vergognoso. Mi chiedevano tutti come mai avessi scelto di giocare sottotraccia nella comunicazione di Striscia sui social. Ma in realtà io non l’avevo scelto, era l’azienda che non era capace. Comunque la mia intemerata ha prodotto degli effetti: quelli di Mediaset ci hanno ragionato, e adesso il sito di Striscia è stato messo su in maniera seria. Era un peccato: siamo stati la prima trasmissione tv ad avere il sito Internet, e poi lo avevano lasciato in una situazione tipo Beirut, era diventato il sito più scarso di tutti. Adesso è più virale e abbiamo una bella visibilità sui social.
 
(Italia Oggi/Claudio Plazzotta, 2 febbraio 2018)

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